Genesis

Gli anni prog

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Genesis. Gli anni prog
Chi frequenta, anche superficialmente, la galassia Genesis, conosce sicuramente Mario Giammetti. Il giornalista beneventano – da oltre un ventennio firma di Ciao 2001, Rockstar, Jam, Freequency e attualmente columnist di Classix e Classic Rock Italia – è il principale esperto genesisiano al mondo: ha dedicato ben undici libri alla leggendaria band e dal 1991 dirige la rivista Dusk, voce autorevole e soprattutto unica fonte cartacea internazionale in materia Genesis.

Genesis: la reunion (solo per un documentario)

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Genesis di nuovo insieme. La formazione classica con Peter Gabriel, Steve Hackett, Mike Rutherford, Phil Collins e Tony Banks si è riunita, ma non per dischi o tour imminenti. I cinque si sono infatti ritrovati dopo i trascorsi tra il 1971 e il 1975 per lavorare a un documentario realizzato dalla BBC e intitolato Genesis: together and apart.
 

Steve Hackett

Nella terra dei guelfi e dei ghibellini sembra vi sia una predisposizione a dividersi continuamente in fazioni, anche quando si parla della forma d'arte che più di ogni altra dovrebbe unire: la musica. Uno degli infiniti esempi che si potrebbero portare sul tavolo è legato alla storia dei Genesis. Chi scrive non ha - per motivi anagrafici - vissuto il "periodo Gabriel" e il successivo "periodo Collins", ma per inclinazione emotiva si è sempre trovata affine alla prima fase della band.

Genesis, “Selling England By The Pound”

12 ottobre 1973. Esce Selling England By The Pound, quinto album in studio dei Genesis. È il perfetto disco progressive, il massimo cui una band possa aspirare in quegli anni. La canzone I Know What I Like, in particolare, si ispira al dipinto di Betty Swanwick intitolato The Dream che diventerà la copertina dell’album. «Era una donna meravigliosa», ha detto il cantante Peter Gabriel dell’artista, «un po’ come Miss Marple o un qualsiasi altro personaggio di Agatha Christie. Piena di vita, molto acuta e maliziosa».

È morto il papà del gigantismo rock

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Ha disegnato il palco dei Pink Floyd di The Wall e lo ha rimodellato trent’anni dopo sulle esigenze di Roger Waters. Per gli AC/DC ha ideato un’enorme locomotiva che usciva dallo schermo e si materializzava sul palco, per i Metallica dei blocchi-luce a forma di bara. Ha portato la platea verticale sul palco degli Stones e piegato uno schermo led da 80 metri per i Genesis. Ha accompagnato l’escalation degli U2 dagli schermi dello Zoo TV all’artiglio del tour a 360°.

Peter Gabriel

Immaginate che qualcuno scarichi un blocco di granito nel giardino di casa e vi chieda di cavarci una scultura. Questo è So secondo il produttore Daniel Lanois: una bellissima statua ricavata da una roccia informe. Uno sforzo immane e un lavoro raffinato. Oppure, come afferma Peter Gabriel, un disco fatto «andando dove mi portavano naso e cuore».

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