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Suede

Autodromo di Monza
10 luglio 2016
Set tiratissimo di vecchi hit e ballate molto intense per la band inglese
di Francesco Taranto
11 Luglio 2016
Primo concerto italiano per questa estate dei Suede all’interno della terza giornata dell’I-Days Festival all’Autodromo di Monza. Prima di spostarsi a Roma, il gruppo cattura l'attenzione dell’audience monzese con un set tiratissimo di 17 canzoni pressoché senza pause in meno di un’ora e mezza di concerto.
Le nuove When You Were Young e Outsiders (tratte dall’ultimo album Night Thoughts, 2016) aprono la serata esattamente come aprono la sequenza dell’album in modo molto efficace, seppur il suono risulti più vuoto rispetto al disco, con il solo Richard Oakes alle chitarre. Quando si aggiunge una seconda chitarra, a partire dal classico Trash, il suono della band è molto più corposo e coinvolgente e la scaletta prosegue come una sorta di “greatest hits” toccando Animal Nitrate, We Are The Pigs e Filmstar.
 
Il gruppo, in particolare Brett Anderson, appare un po’ nervoso per alcuni problemi tecnici alle spie sul palco, lasciando ad esempio quasi l’intera Trash cantata dal pubblico e gettando spesso il microfono a terra. Non mancano comunque momenti di grande intensità, come nella ballata By The Sea, molto struggente dal vivo, o canzoni del repertorio meno conosciuto della band ma meritevoli, come Heroine e la b-side Killing Of A Flashboy.
I momenti più emozionanti nascono dai brani in cui il ritmo rallenta e i Suede intonano delle ballad: la bellissima The Wild Ones impreziosita dal falsetto di Anderson, una versione acustica di She’s In Fashion in cui il pubblico interagisce e For The Strangers cantata da Anderson sotto il palco, in mezzo alle prime file. I pezzi più rock e più conosciuti del gruppo danno la scarica di adrenalina finale, con So Young, Metal Mickey e Beautiful Ones in un terzetto consecutivo che lascia senza fiato.
 
Per il bis i Suede riservano la sorpresa di una splendida The 2 Of Us, ballata pianoforte-voce che risuona in tutto il parco di Monza, e la chiusura di New Generation (forse il brano in cui si nota di più l’influenza di Bowie).
Un ottimo show, molto conciso, in cui i brani si susseguono senza riprendere nemmeno fiato.
Peccato solo non aver inserito in scaletta altri grandi classici (The Drowners ad esempio) e altre canzoni dell’ottimo nuovo album.
 
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