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Nine Below Zero

Besozzo (VA), Teatro Duse
14 febbraio 2020
Dal vivo sono ancora un’autentica forza della natura con un sound decisamente ruspante ed accattivante: recensione del live dei Nine Below Zero al Teatro Duse di Besozzo (VA)
di Aldo Pedron
17 Febbraio 2020
(Foto di Luca Muffatti)
 
Ritornano nel nostro bel paese per quattro date i Nine Below Zero nell’italian leg del tour promozionale del loro nuovo album Avalanche, pubblicato nell’ottobre 2019.
Dal vivo al Teatro Duse di Besozzo, in una calda atmosfera, con un pubblico attento (quasi 200 paganti) come da migliori tradizioni ecco di scena i Nine Below Zero. 
La band, che si è formata a Londra nel 1977 con il nucleo originario di Dennis Greaves, Mark Feltham, Pete Clark e Kenny Bradley, è tuttora capitanata dall'inossidabile chitarrista Dennis Greaves, mito del rock-blues britannico che già nel 1980 con il suo quartetto sconvolse la scena inglese con il fenomenale e micidiale Live At The Marquee (A&M Records del 1980).
Oggi Dennis e Mark fanno da chioccia ad una band che vede nella nuova line-up alcuni giovanissimi come il tastierista Tom Monks (23 anni), il batterista Sonny Greaves (23 anni, figlio di Dennis e nel gruppo da circa due anni), la cantante e cantautrice Charlie Austen (con almeno due cd, uno acustico ed uno live da solista) ed il bravissimo bassista Benjamin Willis.
Se da una parte le nuove composizioni ed il loro assetto live richiamano al miglior pub-rock e punk-rock (anni ’70 e ’80) inglese, Dennis Greaves con la sua Fender Stratocaster (Salmon Pink del 1962) e voce solista in diversi brani ed il fedele Mark Feltham (armonicista superlativo e voce solista) ci catapultano spesso alle loro radici più profonde di soul e blues marcatamente e decisamente americane.
Dennis Greaves (nato il 23 luglio 1957), chitarrista straordinario si rifà con eleganza e grinta ai suoi eroi: Muddy Waters, B.B. King, Freddy King, Otis Rush e Albert Collins ed ancora oggi sa sorprenderci per intensità e bravura.
Ai suoi esordi londinesi in piena era punk lui già suona e mastica blues e ascolta invece dal vivo Savoy Brown, Ten Years After e soprattutto John Mayall & the Bluesbreakers.
Mark Feltham (classe 1955) si conferma raffinato armonicista country-blues, session-man d’eccellenza che ha collaborato con Rory Gallagher, Oasis, Bananarama e Zucchero per fare solo qualche nome, dal suono graffiante e dai fraseggi davvero inusuali, dotato di un grande bagaglio tecnico ed influenze che vanno da Charlie Mc Coy a Little Walter e Magick Dick della J. Geils Band è uno dei veri gioielli della band e membro fondatore con Dennis.
 
I Nine Below Zero con oltre venti album ufficiali al loro attivo, qui dal vivo, alternano brani originali e nuovi dal loro recente album Avalanche a dei classici già apparsi nel loro Live At The Marquee come I Can ‘t Help Myself (Sugar Pie Honey Bunch) che è un brano della Motown Records (soul e pop) dei Four Tops, un hit del 1965 composto da Brian Holland e Lamont Dozier a Don’t Point Your Finger, titolo del loro omonimo secondo album del 1981 ed un brano tuttora riproposto dal vivo con il titolo completo di Don’t Point Your Finger At The Guitar Man.
Treat Her Right è un brano soul, uno standard scritto dal texano Roy Head e da Gene Kurtz, inciso come Roy Head And The Traits con successo nel 1965 ed entrato di diritto nelle R & B Charts americane: un giro di blues classico di dodici battute e di cui si conoscono anche le versioni di George Thorogood, Los Straitjackets, Johnny Thunders mentre la versione dei Nine Below Zero, uno dei loro cavalli di battaglia, è sempre assai pimpante ed agguerrita.
Recycle Me è cantata dalla simpaticissima Charlie Austen (pantaloni corti, maglietta scura senza maniche e piedi scalzi) mentre I Wanna Be A Wannabe, brano d’apertura di Avalanche, qui a metà serata, parla della mania odierna di giovani e vecchi di usare sempre il cellulare, fare i selfie e di essere o voler essere ed apparire (wannabe).
Splendida Ridin’ On The L & N composta da Lionel Hampton e da lui incisa per la prima volta come Lionel Hampton And His Quartet nel 1947 a cui sono seguite le versioni di John Mayall & the Bluesbreakers con Paul Butterfield nel 1967, The Bitangs nel 1969, Dr. Feelgood nel 1979 e Nine Below Zero nel 1980. Nel 2020 splende ancora di luce propria nella cover di Dennis Greaves e soci.
Eleven Plus Eleven è la traccia iniziale di Third Degree edito dalla Zed Records nel 2007 mentre Soft Touch è ripresa dal vecchio repertorio e dal loro album Off The Hook del 1992.
Sul finale incandescente una lunghissima versione di Stormy Monday con l’assolo di ciascuno del sestetto e l’immancabile cover di Woolly Bully, un hit e singolo del 1965 di Sam Samudio ed i suoi Sam & The Sham And The Pharaohs dal ritmo tex-mex e Austerity Blues dal nuovo album cantata da Charlotte Austen e firmata dall’intera band.
 
I Nine Below Zero confermano di essere in piena forma, l’album Avalanche contiene dodici brani firmati dai vari membri della formazione inglese senza alcuna cover ruffiana e dal vivo sono ancora un’autentica forza della natura con un sound decisamente ruspante ed accattivante.
 
Scaletta del concerto dei Nine Below Zero:
Breadhead                   (da Avalanche del 2019)
Race To The Bottom    (da Avalanche)
Three Times Enough    (da Dont’ Point Your Finger, A & M Records del 1981)
I Cant Help Myself  (Sugar Pie Honey Bunch). (dal Live At The Marquee del 1980)
Cold Cruel Heart (dall’album On The Road Again  per la China Records del 1991)
Recycle Me  (da Avalanche)
Don’t Point Your Finger At The Guitar Man (dall’lp Don’t Point Your Finger del 1981).
Soft Touch (dal brano iniziale di Off The Hook del 1992)
Ter Wit Ter Woo  (da Avalanche)
Treat Her Right   (dal loro secondo album Don’t Point Your Finger del 1981)
Zebulon      (da Avalanche)
One Of Sour, Two Of Sweet (da Avalanche)
Ridin’ On The L & N  (dal Live At The Marquee del 1980)
I Wanna Be A Wannabe ( da Avalanche)
11 + 11 (Eleven Plus Eleven)   (dall’album Third Degree del 2007)
You’re Still My Woman                (dall’album 13 Shades Of Blue del 2016)
Stormy Monday    (dalla doppia compilation Doing Their Homework del 2004)
Woolly Bully         (dal Live At The Marquee del 1980)
Homework            (dall’album Doing Their Homework del 2004)
Austerity Blues      (da Avalanche)