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Neil Young + Promise Of The Real

Milano, Market Sound
18 luglio 2016
L'attitudine fa (e farà) sempre la differenza...
di Leonardo Follieri
19 Luglio 2016
C'è una specie di villaggio dedicato all'agricoltura sostenibile al Market Sound.
E poi, alle 21.30 circa, due figuranti vestite da campagnole iniziano a seminare e a innaffiare il palco. È tutto in riferimento al tema dell'ecologia e anche alle varie battaglie correlate e portate avanti dal protagonista indiscusso della serata.
In questo momento Neil Young sale sul palco per iniziare il concerto con After The Gold Rush solo voce e piano.
 
Heart of Gold e The Needle and the Damage Done solo voce, chitarra acustica e armonica, Mother Earth (Natural Anthem) solo voce e organo...
A questo punto i cinquemila presenti vedono altri figuranti, stavolta nel ruolo di disinfestatori, i quali spruzzano finti diserbanti per anticipare l'ingresso dei Promise of the Real, e cioè i due fratelli chitarristi – nonché figli di Willie Nelson – Lukas e Micah Nelson, il bassista Corey McCormick, il percussionista Tato Melgar e il batterista Anthony Logerfo. È un gruppo giovane che dà il giusto tiro a ogni pezzo per singole capacità, coesione e soprattutto grazie all'indiscusso leader che accompagna, un Neil Young che sul palco dice poco o nulla al pubblico, ma preferisce continuare imperterrito con la sua musica e con una proverbiale attitudine che fa (e farà) sempre la differenza.
Al di là dell'omaggio al nostro Paese con Nel blu dipinto di blu intonato da Lukas Nelson con Neil Young ai cori, la vera sorpresa è senz'altro Willie Nelson, il quale dall'alto dei suoi 83 anni raggiunge l'artista canadese e la sua band per cantare e suonare Are There Any More Real Cowboys? e On the Road Again.
Dall'inizio in versione loner, alla parte più country fino al momento rock c'è tanto spazio in scaletta dal celebre Harvest grazie ad Out On The Weekend, Old Man, Alabama, Words (Between the Lines of Age) e alle già citate Heart of Gold e The Needle and the Damage Done.
Il momento rock. Già...
Esaltante sin da Winterlong, diviene imperioso soprattutto con la lunga Cowgirl in the Sand con tanto di assoli younghiani e nell'altrettanto lunga e conclusiva Rockin' in the Free World. Il bis è con Willie Nelson nuovamente sul palco sulle note di Homegrown.
Alla fine girotondo di Neil Young e dei Promise of the Real abbracciati e saltellanti intorno alla star del country e tutti a casa.
 
Chi era sul palco continua a seminare e a raccogliere genuinamente frutti (e a mangiare di tanto in tanto alcune ciliegie dispensate da Neil Young in persona).
E il pubblico può continuare a gustarsi il tutto in maniera felice.
 
Scaletta:
After The Gold Rush (solo)
Heart of Gold (solo)
The Needle and the Damage Done (solo)
Mother Earth (Natural Anthem, solo)
From Hank to Hendrix
Out on the Weekend
Comes a Time
Old Man
Nel blu dipinto di blu (con Lukas Nelson alla voce)
Are There Any More Real Cowboys? (con Willie Nelson)
On the Road Again (con Willie Nelson)
Winterlong
Alabama
Words (Between the Lines of Age)
Powderfinger
Cowgirl in the Sand
Mansion on the Hill
Love To Burn
Western Hero
Vampire Blues
After the Garden
Revolution Blues
Seed Justice
Rockin' in the Free World
 
Homegrown (con Willie Nelson)