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Michael McDermott

Milano, Babitonga
13 maggio 2019
Non un semplice sottofondo dell’ora di pranzo, non una semplice “colonna sonora”, seppur prestigiosa, dei libri di Stephen King
di Leonardo Follieri
13 Maggio 2019
“Nessuno dal momento in cui ascoltai Springsteen cantare Rosalita mi aveva più entusiasmato a tal punto”. Queste parole sono state pronunciate da Stephen King e sono spesso associate al singer songwriter che spesso viene citato nei romanzi del celebre scrittore. Stiamo parlando di Michael McDermott, artista cresciuto nella comunità irlandese di Chicago, che in questi giorni è in tour in Italia e che, prima della sua tappa di stasera sul palco del live club All’Una e Trentacinque Circa di Cantù (CO), si è esibito poco dopo le 13.30 al Babitonga di Milano nell’ambito del Babitonga Lunch Music. Musica all’ora di pranzo con un performer dal piglio sincero e che da una decina d’anni ha ripreso il percorso lungo la sua strada dopo alcuni anni difficili, tanto da "scartare" alcuni brani per gli ultimi due album, Willow Springs e Out From Under rispettivamente del 2016 e del 2018, per poi inserirli in questo nuovo lavoro, Orphans. Fortunatamente i pezzi del nuovo album di McDermott sono stati accantonati solo in via temporanea e sono stati resi pubblici in un album che in Italia è uscito a febbraio per Appaloosa, sempre attenta ai nuovi lavori del singer songwriter.
 
Inizia da qui un live in versione ridimensionata rispetto a quello con la band al completo di stasera e che vede insieme al cantautore statunitense Alex “Kid” Gariazzo della Treves Blues Band alla chitarra, al mandolino elettrico e ai cori. I primi due pezzi della scaletta sono proprio tratti dal nuovo album e si inizia subito con l’energia di Tell Tale Heart, subito mitigata dalla ballad Full Moon Goodbye. Lo spazio all’aperto dove il sole sembra prevalere sul resto, ma la temperatura rimane incerta, gode di preziosi momenti regalati da un artista di poche parole, ma allo stesso tempo trascinante con la sola forza delle sue canzoni live, della sua chitarra acustica e della sua armonica spesso “prese in prestito” direttamente dal Greenwich Village e della sua voce dal sound tipicamente springsteeniano, sebbene il tutto lasci spazio a un'idea sempre più personale, soprattutto nella dimensione dal vivo. Molti brani soprattutto dagli ultimi album in circa un’ora per arrivare fino a Getaway Car e a un bis con The Great American Novel, come a voler tornare a un discorso risalente ormai a dieci anni fa, quando ancora peraltro non aveva nemmeno pubblicato i due lavori insieme al gruppo degli Westies di cui fa parte anche la moglie, la cantautrice e violinista Heather Lynne Horton.
 
Michael McDermott è insomma un singer songwriter sempre più maturo e consapevole, specialmente dal vivo.
E poi è un artista che non si limita a svolgere il ruolo di semplice sottofondo dell’ora di pranzo o di “colonna sonora”, seppur prestigiosa, dei libri di Stephen King.