Tu sei qui

John Smith

Londra, Purcell Room
25 marzo 2013
Metti una sera di fronte a un songwriter inglese che sembra un gentiluomo di metà Ottocento. Una rivelazione
Di Chiara Felice
09 Aprile 2013

Oggi più che mai si rischia di perdersi nel mare magnum del nuovo universo folk e delle sue molteplici coniugazioni. Cosa sia folk e cosa non lo sia è un altro argomento aperto, certo è che le evoluzioni – positive e negative – ci sono state e intendere questo genere solo ed esclusivamente continuando a prendere come termine di paragone i gruppi che ne hanno gettato le basi sarebbe alquanto anacronistico.

John Smith è un nome troppo comune per far pensare a un artista con una notevole dose di originalità, eppure alla fine del concerto in questa “piccola” sala del centro artistico di Southbank diventerà famigliare. Una bella scoperta, anche se Smith non è l’ultimo arrivato e di gavetta ne ha fatta (concerti aperti per Iron And Wine, John Renbourn, Tinariwen e l’indimenticato John Martyn) e l’ultimo Great Lakes è il suo quarto album. Con il candore di un bambino ammette che questo è il suo concerto con più pubblico (poco più di 300 persone), eppure l’entusiasmo genuino che suscita lo si riscontra difficilmente in concerti di artisti affermati.

Sul palco sono state allestite una decina di lampade a ricreare un’atmosfera intima e semplice al tempo stesso. Smith è accompagnato da una piccola sezione di archi (due violini e un contrabbasso). Il tratto distintivo di questo gentiluomo che sembra arrivare dalla bella Inghilterra di metà Ottocento è senza ombra di dubbio la voce, soffusa e delicata che si adatta perfettamente agli arrangiamenti di chitarra caratterizzati – il più delle volte – da semplici ed efficaci arpeggi, ma che non sfuggono a tecniche come il fingerpicking. Quasi un’ora e mezza di musica, un fiume dal quale ci si lascia cullare. Ci sono radici inglesi, ma anche statunitensi, percorsi che si incontrano e si fondono con una voce molto vicina al soul (e non completamente sfruttata). Forse potevano essere sfruttati maggiormente i violini, ma si resta comunque piacevolmente sorpresi non solo per l’originale voce di Smith, ma anche per la sua tecnica chitarristica che include anche l’utilizzo della slide.

Qualcuno ha scritto che il successo arriverà, è solo una questione di tempo. Di certo Smith ha delineato in maniera ancora più marcata la propria personalità artistica facendo un bel salto in avanti nella stesura dei testi.

Foto di Chiara Felice