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Joan Baez live al Vittoriale

Sulle rive del lago di Garda, la regina del folk incanta il suo pubblico con i pezzi storici del suo repertorio
di Jessica Testa
19 Luglio 2016
Corsi e ricorsi storici. È ironico come le canzoni di Joan Baez, attivista e pacifista, siano da sempre la colonna sonora delle tragedie, del dolore e delle ingiustizie che scandiscono costantemente il tempo di cui non abbiamo ancora imparato a fare tesoro. Allora come ora. Il 14 luglio, poche ore prima che Nizza piangesse le sue lacrime più amare, l’usignolo di Woodstock ha portato l’eleganza della sua voce in Italia, nella bellissima cornice del Vittoriale, sulle sponde del Garda, per un concerto intimo e suggestivo che per un’ora e mezza ha rasserenato gli animi dei presenti. La musica di Joan Baez ha il sapore della pace.
 
L’abbiamo incontrata nelle prime ore del pomeriggio, abbiamo chiacchierato con lei all’ombra di un grande albero, con l’azzurro intenso del lago a fare da sfondo, e ci siamo fatti raccontare alcune delle tappe fondamentali della sua vita: Bob Dylan, Newport, il Vietnam. Poi ci siamo salutati e abbiamo pazientemente atteso l’ora di vederla sul palco, il suo habitat naturale. Nel suggestivo anfiteatro illuminato dalla luna, Joan entra in scena da sola, sistema il leggìo, imbraccia la sua chitarra e l’inizio non potrebbe essere migliore: Un mondo d’amore, che è proprio quello che ci vorrebbe. Da questo momento in poi è un tuffo nel passato, in quel lontano 1960, marchio di una generazione che voleva cambiare il mondo. Un classico dietro l’altro, dal folk Silver Dager (che racconta di aver imparato nei coffee shop, “quando tutti avevano in mano una chitarra”), a House Of The Rising Sun, dalla dylaniana e immancabile It’s All Over Now, Baby Blue a una Deportees che dedica “a tutti i rifugiati del mondo”. Il tutto scandito dalle percussioni di Gabriel Harris e dall’accompagnamento del polistrumentista Dirk Powell. Quando accenna le prime note e le prime parole di Bella Ciao, l’emozione del pubblico si percepisce nell’aria, ma l’omaggio alla nostra Italia continua nel bis, con C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones e, per finire, con la meravigliosa Here’s To You, colonna sonora di “Sacco e Vanzetti”, che la Baez ha firmato insieme ad Ennio Morricone.
 
Non sembra nostalgica Joan; gli acuti e i falsetti non saranno più quelli di una volta, ma la sua passione è ancora esattamente la stessa, quella di una giovane donna che ha sempre, fortemente creduto nel bene, e che ha dedicato la sua vita alla ricerca, attraverso la musica, di una pace che, chissà, magari un giorno “invaderà” davvero il nostro mondo.