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Blues Fest 2013

Londra, Royal Albert Hall
1 novembre 2013
Ron Wood e la sua band, con Mick Taylor alla chitarra, rendono omaggio al bluesman Jimmy Reed. Fra gli ospiti, Paul Weller e Bobby Womack
Di Marco Rossetti
08 Novembre 2013

Una splendida Royal Albert Hall, praticamente esaurita in ogni ordine di posti, ospita l’ultimo atto del Blues Fest 2013, Ron Wood & His Band, per il tributo a uno degli artisti che più hanno contribuito all’affermarsi della musica blues anni ’50 e ’60, Jimmy Reed. La band, con Mick Taylor alla chitarra e in alcuni numeri Ben Waters al pianoforte, accoglie già schierata sul palco l’anfitrione della serata, Ron Wood, giacca a pois bianco-blu e Gretsch White Falcon a tracolla, e si lancia in una travolgente Natural Born Lover seguita da un’altrettanto impetuosa Let’s Get Together: è il blues che abbiamo imparato ad amare, quello sporco, sanguigno, puro.

Si prosegue con due grandi classici, Baby What You Want Me To Do e Ain’t That Lovin’ You Baby e si capisce che sarà una grande serata con Wood e Taylor sugli scudi, capaci di deliziosi scambi chitarristici, per rileggere con sorprendente fedeltà suoni e licks di Reed. Prima grande sorpresa l’entrata in scena di Bobby Womack, amico di lunga data di Wood: chitarra mancina e voce da vendere per Big Boss Man e Bright Lights Big City, sembra di essere in un juke joint e non nella tradizionale sala da concerti che conosciamo; l’atmosfera dapprima composta, quasi timida al cospetto dell’importanza del luogo, si fa via via più eccitante ed elettrizzante, fino a farsi quasi fumosa tanta è la passione che trasuda dal palco.

Una toccante High And Lonesome, quindi Mr. Luck, Blue Carnegie e I’m Not That Man Down There anticipano l’arrivo sul palco di Mick Hucknall per Nowhere To Go, gran voce soul, proprio bravo il “rosso”. Un classico, I Ain’t Got You e Paul Weller, voce e chitarra per Shame Shame Shame a fianco di Wood, che si prodiga anche all’armonica, e Taylor: è stupendo vederli a semicerchio a scambiarsi assoli e frasi di chitarra. La serata volge velocemente alla conclusione con You Don’t Have To Go, una grandiosa Honest I Do e il finale con Roll And Rumba, Upside Your Head e Going To New York.

Un gran bel concerto suonato alla grande da una band – in aggiunta ai citati ci sono Ian Jemmings al basso, Dave Green al contrabbasso, Dexter Hercules alla batteria – veramente in palla e coesa, capace di ricreare suoni e atmosfera in linea con lo spirito di Jimmy Reed. Menzione particolare per un ispirato Mick Taylor e per il padrone di casa, Ron Wood, istrionico, spiritoso, quasi clownesco... Ronnie be goode, tonight!

Natural Born Lover
Let’s Get Together
Baby What You Want
Ain’t That Lovin’ You Baby
Big Boss Man
Bright Lights Big City
High And Lonesome
Mr. Luck
Blue Carnegie
I’m Not That Man Down There
Nowhere To Go
I Ain’t Got You
Shame Shame Shame
You Don’t Have To Go
Honest I Do
Roll and Rumba
Upside Your Head
Going To New York