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Lucio Corsi

Cosa faremo da grandi?
Sugar
Il cantautore maremmano torna con il suo terzo album, un disco che ne consacra lo stile e l'originalità
di Federica Muciaccia
08 Marzo 2020
(Foto di Tommaso Ottomano)
 
Un disco dai suoni pastello, come i colori della sua copertina. Una dolcezza che non ti aspetti da un esile ed estroverso cantautore travestito come l’ombra di una glam rock star che non sarebbe opportuno tirare in ballo.
 
Lucio Corsi è giovane, toscano, e scrive canzoni. Ha all’attivo due dischi, Altalena Boy/Vetulonia Dakar (prodotto da Federico Dragogna, che raccoglie i brani dei suoi primi due ep) e Bestiario musicale, entrambi pubblicati da Picicca Dischi. Nel 2017 ha aperto i concerti del tour teatrale dei Baustelle e di Brunori Sas. Il cantautore maremmano, classe 93, torna sulla scena con Cosa faremo da grandi? (Sugar), album prodotto da Francesco Bianconi e Antonio “Cooper” Cupertino, che era stato anticipato dal video con il brano che dà proprio il titolo al nuovo lavoro uscito lo scorso gennaio.
Lucio non ha una risposta, racconta la storia di una generazione che, sovrastimolata, ogni tanto non riesce a fare a meno di perdersi, o prendersi il lusso di incantarsi. Cosa faremo da grandi? è un disco ricco di immagini chiare e delicate che potrebbero essere disegnate da un bambino o da un saggio pescatore. È un disco sul vento e sul tempo. Il vento è di Trieste, che “non è un freno ma una spinta utile per chi è fermo e non trova coraggio”, è quello che fa volare il protagonista di Amico vola via, senza che nessuno gli costruisca le ali, ed è anche il vento che farebbe crollare La ragazza trasparente.
Il tempo è quello che si trascorre su un Freccia Bianca, che sferza tra le grandi città, e gli ovili più lenti, e soleggiati. È la metafora de L'orologio, e la ciclicità delle Onde che “girando e girando cambiano volto e poi tornano nel porto”. È quello del “mistero in ogni giorno che comincia dopo una notte che finisce”, quello con cui inizia il disco.
Lucio fa parlare gli oggetti, racconta storie dal loro punto vista, gli dà voce, suoni e colori. Uno sguardo stralunato che non frena l’immaginazione, quella che ci accompagna anche da grandi.
I testi sono il pezzo forte di questo disco, che dal punto di vista strumentale, risponde allo stesso clima sognante e dolce delle parole. La chitarra fa da padrona, con giri semplici, o arpeggi sullo sfondo come quelli della quasi parlata Senza titolo. C’è spazio per una ballad al pianoforte, per i concertini di percussioni, metallofoni, triangoli di Onde, e gli inserti di archi de La ragazza trasparente.
 
A distanza di tre anni da Bestiario musicale, il concept album a tema favolistico dedicato agli animali della maremma, Lucio Corsi torna con un disco che ne consacra lo stile e la cui originalità, che lo esenta da ogni tentativo di classificazione, sembra essere un buon auspicio.