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Che fine ha fatto la Signora del Canyon?

Il 7 novembre Joni Mitchell compie 69 anni. È malata, ma dipinge, insulta Bob Dylan e continua a fare proseliti. Anche in Italia
Di Ezio Guaitamacchi
02 Novembre 2012

La sua ultima dichiarazione pubblica, un’intervista al Los Angeles Times, è del 22 aprile 2010. Joni Mitchell (un tempo incontrastata «regina degli hippie» nonché «signora del Laurel Canyon») conferma di essere vittima del morbo di Morgellons, strana patologia cutanea i cui contorni sono ancora oggi misteriosi. Per alcuni, avrebbe a che fare con le scie chimiche, per altri è frutto della cosiddetta parassitosi allucinatoria. Il che significherebbe che piaghe e altre manifestazioni cutanee sarebbero in realtà ferite che il paziente si autoinfligge nel tentativo di estrarre insetti che sente annidati sottopelle. «È un assassino lento e imprevedibile», spiega Mitchell, «un male incurabile che pare provenire dallo spazio... ma io voglio vivere: sono sopravvissuta alla polio, volete che non sconfigga questa schifezza?».

Nella stessa intervista, quando il giornalista Matt Diehl la paragona a Bob Dylan (suo idolo di gioventù) Joni se ne esce con una risposta sorprendente: «Dylan è un imitatore, è falso come il suo nome e la sua voce. Dylan è un imbroglio. Io e lui siamo come il giorno e la notte».
Bob e Joni hanno sempre avuto un rapporto complicato. Ma pare che il primo vero screzio abbia origini lontane. E veda come protagonista il divano in pelle della casa di David Geffen a Copley Drive, Bel Air. Joni aveva trascorso gli ultimi mesi del 1973 proprio lì, ospite del suo discografico (cui dedica il brano Free Man In Paris) durante il making of di Court And Spark, destinato a diventare il suo album di maggior successo. In quel periodo, Geffen ha messo sotto contratto per la Elektra-Asylum anche Carly Simon e Bob Dylan, strappato alla Columbia per Planet Waves. Per questo, Geffen decide di fare un grande party per presentare i suoi nuovi “gioielli”. Il padrone di casa decide che prima è meglio fare ascoltare Planet Waves. Joni, già di cattivo umore per la scelta, diventa una furia quando (nel bel mezzo dell’ascolto di Court And Spark) sente un russare fastidioso provenire dal divano. Bob Dylan si è addormentato in modo profondo dopo neppure due tracce dell’album di Joni...
Oggi, mentre i fan attendono la versione cinematografica di Girls Like Us (libro che racconta le storie parallele di Carly Simon, Joni Mitchell e Carole King) proprio David Geffen annuncia il ritorno sulle scene di Miss Mitchell. Sostiene, con un comunicato ufficiale, che con l’aiuto di Herbie Hancock la sta convincendo a portare sul palco della sua Playhouse una versione live di Court And Spark. Sarà vero?

Di vero c’è che Joni, più che alla musica, continua a dedicarsi alla pittura e «a far sì che i malati di Morgellons abbiano credibilità e non siano trattati da schizofrenici».
Il suo fascino continua a sedurre cantautrici di ogni età, status e provenienza geografica. Come Andrea Mirò, mitchelliana d.o.c. che in concerto omaggia spesso il mito con un’incantevole versione di Blue e che nel suo nuovo album (il raffinatissimo Elettra e Calliope) mostra di saper convivere con la dicotomia body and soul da vera «donna di cuore e di mente», come Joni insegna (Woman Of Heart And Mind). Ascoltando la canzone più intensa e suggestiva del disco (Faust) si ha davvero l’impressione che Mirò abbia metabolizzato lo spirito artistico di Joni Mitchell. Come da anni fa una giovane cantautrice pugliese trasferitasi in Emilia-Romagna. Si chiama Valeria Caputo e il suo album di debutto Migratory Birds è una piccola delizia per intenditori. Se suonate December Sun ritrovate le sognanti atmosfere di Hejira...