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Bobo Rondelli incontra l’Orchestrino

Il nuovo album del cantastorie livornese, “A Famous Local Singer”, esce a fine maggio per Ponderosa Music&Art
Di Massimiliano Spada
10 Maggio 2013

Ieri sera Bobo Rondelli ha messo a soqquadro la Salumeria della Musica di Milano con lo scatenato concerto di presentazione di A Famous Local Singer, nuovo lavoro nato dalla collaborazione con l’Orchestrino, brass band di sei elementi formata da Dimitri Grechi Espinoza (sax tenore, sax alto, arrangiamenti), Filippo Ceccarini (tromba), Beppe Scardino (sax baritono), Tony Cattano (trombone), Daniele Paoletti (rullante), Simone Padovani (cassa). Una vera e propria marching band – a cui sul palco si unisce il pianoforte di Fabio Marchiori – al servizio di uno dei cantastorie più originali e sregolati dell’attuale panorama musicale italiano.

I concerti di Rondelli sono sempre coinvolgenti e imprevedibili, non sai mai cosa può capitare. È come assistere a un incontro di box, solo che Bobo sta sempre al Settimo Round: «La scarsa ripresa dai postumi di sbornia / Tiro cazzotti al tempo che scansa e vola via». Eppure nonostante il suo cuore sia ormai ridotto a «un posacenere per spengere le cicche», e nonostante tutti i colpi incassati da questa vita «che picchia e mena», Bobo è ancora in piedi sul suo ring, il palcoscenico, con l’ukulele in mano e quella voce camaleontica capace di far tremare i muri, commuovere o piangere fino alle lacrime.

Inveisce contro quel maledetto, vile, Sporco denaro, racconta storie di condannati a morte (Oh mamma oh papà), prende in giro «un amico che mi fa du’ palle così dalla mattina alla sera coi suoi problemi» (Il palloso), rende omaggio a Celentano (Un bimbo sul leone, 24 mila baci), manda a quel paese le guerre sulle note di Madame Sitrì, estorce suoni esotici alla sua chitarra elettrica (Hawaii da Shangai).

E poi rispolvera Ho picchiato la testa, «il pezzo più famoso che ho scritto... che sembrava che dopo non c’avevo più niente da dire, e invece qualcosa...». Ci racconta la sua idea di Paradiso, con «donne nude» e «champagne dalla bottiglia», dimostra di essere un abile chitarrista con lo scatenato rock-blues Puccio sterza e grida a squarciagola Non voglio crescere mai. Ma soprattutto scende dal palco seguito dall'Orchestrino, si mescola alla gente e grida nel suo megafono che Il cielo è di tutti.

A fine concerto è stanco, grondante di sudore, col fiatone... Ha dato tutto, perché non c’è un concerto più importante di un altro... Bobo è sempre al settimo round, e anche questa volta non ha gettato la spugna. Prima di scendere dal ring, però, afferra la chitarra e accenna un omaggio (Io e te) a un maestro scomparso... «Grazie Enzo».

Recensione di "A Famous Local Singer" su JAM di giugno