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Una voce, un pianoforte, un contrabbasso. Amore, follia e rabbia. Un omaggio alla musica e alla vocalità
20 Maggio 2013

Il gruppo – composto da Alan Bedin (voce), Marco Penzo (contrabbasso) e Emmanuele Gardin (pianoforte), più Alan Bedinsi (testi) – si forma nel 2011 a Vicenza, dove inizia a ritagliarsi un ruolo nella scena musicale veneta con più di 180 concerti. Alla fine del 2012 registra l'monimo lp presso l’Art Music Studio con la collaborazione di Diego Piotto.

«Abbiamo acquisito un linguaggio personale, un modo diverso e nuovo per trattare e presentare al pubblico temi sociali o testi altamente evocativi senza la normale e tipica line-up rock, usando tre strumenti semplici ma allo stesso modo provocatori. Un nuovo modo per essere Indie? Non lo so, cantiamo l’amarezza, il malessere sociale, sorridendo al romanticume di una canzone italiana ormai dimenticata».

Il Magnetofono vuole essere un omaggio alla musica e alla vocalità. Un attento lavoro di ricerca per canzoni in italiano con il fine di realizzare una sorta di microcosmo dove i tre musicisti stanno vivendo da più di due anni. La registrazione del disco è stata fatta in presa diretta con la partecipazione di altri musicisti. L’arrangiamento si compone anche attraverso i suoni concreti (reali) che hanno fatto parte dell’ambiente in cui i tre musicisti si sono immersi durante la creazione delle musiche o dei testi.

Le musiche sono a servizio delle parole e viceversa – dalla composizione agli arrangiamenti – fino alle collaborazioni più disparate con vere e proprie performance, declamazioni, reading di artisti come Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, Majakovskij: Eresia), Freak Antoni (Skiantos, Ironikotemporaneo), Vincenzo Vasi (Braccio elettrico, Vinicio Capossela, Mike Patton).

Il progetto ha assimilato nel corso dell’esecuzione una vena molto teatrale; questo ne permette la rappresentazione in diverse location, dai club ai teatri, dalle associazioni ai centri culturali. L’apice rappresentativo dell’happening si raggiunge con la partecipazione del ‘quarto’ elemento del gruppo, l’illustratore Osvaldo Casanova (behance.net/ozdisegna) che ha realizzato un quadro per ogni brano oltre la cover del disco. Musica da vedere e da ascoltare.

«Questo disco vuole riportare e rivalutare al pubblico l’importanza della musica d’autore italiana e la magia della registrazione dal vivo senza l’ausilio di massicci processamenti o impieghi digitali in post produzione, non tralasciando quindi modalità, ambiente, musicisti ed esecutori di suoni concreti. Parole d’amore, pazzia, felicità e tristezza, ironia, voglia di cambiare gridando "rivoluzione" al mondo contemporaneo [...] abbiamo realizzato il nostro primo lp in modo più autentico possibile in maniera tale da valorizzare fin dall’inizio delle riprese un concetto ormai abbandonato nella realtà della musica popolare italiana. Un disco che faceva già parte del nostro DNA, doveva solo uscire”. Alan Bedin

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