Pronto a suonare

James Williamson ha dovuto rimparare a suonare prima di rientrare negli Stooges
Di Claudio Todesco
14 Maggio 2013

Iggy Pop dice che la sua chitarra emana «potenti onde energetiche negative». Niente male per l’ex vice presidente di Sony Electronics.

No, James Williamson non è il tipico rocker. Nel 1973 suonò sulla pietra miliare del garage rock Raw Power. Quarant’anni dopo è la forza motrice del nuovo disco di Iggy & The Stooges Ready To Die.

Ecco che cosa ci ha detto dell’album, del ritorno in seno al gruppo e di Raw Power. È un breve estratto di un articolo di dieci pagine su Ready To Die contenuto nel numero di maggio di JAM.

Complimenti per il nuovo disco. Sapevate sin dall’inizio come doveva suonare?

«Sì e no. È tutto partito dal quarantennale di Raw Power e quindi sapevamo che la gente l’avrebbe paragonato a quell’album e agli altri degli Stooges. Ma quelli erano gli anni ’70, questi sono i Duemila. Non si torna indietro. Scrivere guardando lo specchietto retrovisore e fingere di essere quel che non sei è una trappola in cui non volevamo cadere. Perciò abbiamo deciso di scrivere e suonare quel che sentivamo, per poi selezionare le cose migliori. Alla fine sono venute fuori 15 canzoni: 10 per l’album, due da usare come bonus, un altro paio che non c’entrano col resto del disco e che potremmo usare in futuro. La cosa più importante è che il disco è fresco, tratta temi come il controllo delle armi, l’immigrazione, il sesso, i soldi... roba del genere. E soprattutto suona come gli Stooges... con qualche sfumatura inedita».

Hai continuato a suonare dopo avere lasciato Iggy & The Stooges? O hai dovuto rimparare a suonare? È stato difficile ricominciare?

«Non suonavo la chitarra da una trentina d’anni quando, un anno e mezzo prima di rientrare negli Stooges, mi sono imbattuto in una piccola chitarra acustica dal suono meraviglioso in un mercato delle pulci. Il tizio che la vendeva non sapeva che fosse, e io nemmeno, per cui la comprai a buon mercato. Una volta tornato a casa ho scoperto che era di un celebre liutaio degli anni ’20, Hermann Weissenborn... e che era piuttosto rara... Comunque, quella chitarra mi ha spinto a sonare un po’ a casa, anche se in acustico. Quando nel 2009 mi sono rimesso con gli Stooges ho avuto il lusso di avere sei mesi per tornare a suonare a livello professionale prima di un vro concerto. È stata dura, ma fortunatamente quando rincominci puoi contare sull’aiuto delle sinapsi e della memoria muscolare».

Iggy dice che la tua chitarra emana «potenti onde energetiche negative». Vuoi commentare?

«Ci sono un sacco di cose che Iggy dice e che io non capisco o che vanno messe nel giusto contesto. Mi piace pensare al mio stile come a una forza positiva, non negativa. Ma se voleva dire che quando suono spacco, lo prendo come un complimento».

Che pensi di Raw Power, quarant’anni dopo?

«Grande album, specie pensando che era la prima volta che registravo. Carente dal punto di vista tecnico, ma nessun altro disco prima o dopo è mai suonato così. Molto significativo dal punto di vista storico».

Se è considerato un precursore di punk-rock e garage rock, è anche per via del tuo stile...
«Non posso che essere d’accordo, visto che si nel disco sentono solo voce e chitarra... il basso e la batteria sono nascosti nel mix. Non era intenzionale, è una pecca della registrazione che ha permesso alla mia chitarra di suonare in modo grandioso».

Ricordi la reazione del pubblico nei concerti dell’epoca?
«Andava dall’eccitazione (specie nell’interazione fra Iggy e il pubblico) alla rivolta, dall’orrore all’ostilità. Ottenemmo di tutto... tranne il successo».

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