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Robert Plant

Robert Plant - Lullaby... And The Ceaseless Roar
Lullaby… And The Ceaseless Roar
Nonesuch
L'ex frontman dei Led Zeppelin prosegue per la sua strada a suon di world music
Di Leonardo Follieri
09 Settembre 2014
Non è tempo di reunion. O forse non lo è mai stato, salvo qualche sporadica occasione (divenuta leggendaria proprio per la sua episodicità). È noto tale pensiero dell'ex frontman dei Led Zeppelin, poco incline al "ricordo" e più propenso ad esplorare ambiziosamente nuove sonorità. Robert Plant infatti prosegue per la sua strada con ritmi africani che incontrano folk ed elettronica in questa sua nuova fatica discografica.
 
Lullaby… And The Ceaseless Roar ospita al suo interno undici tracce registrate e soprattutto scritte dal medesimo artista con l'ausilio della sua band, The Sensational Space Shifters, nata dagli Strange Sensation, con i quali aveva inciso The Mighty Rearranger nel 2005. E in particolare nel disco non suona solo il fedele Justin Adams alle chitarre, ma ricopre un ruolo fondamentale anche Juldeh Camara, virtuoso del ritti (violino africano a una corda) e del kologo (banjo africano). Il giovane polistrumentista e griot gambiano qui infatti diviene uno dei principali fautori della world music che si respira brano dopo brano, tanto che una parte di Lullaby… And The Ceaseless Roar è stata registrata proprio nei Real World Studios di Peter Gabriel. Completano la formazione Liam "Skin" Tyson (banjo, chitarra), John Baggott (tastiere), Billy Fuller (basso) e Dave Smith (batteria).
 
Little Maggie fa subito storia a sé negli intrecci musicali vari, ma soprattutto semplici e non semplificati (nonché ripresi alla fine dal punto di vista melodico in Arbaden, cantata insieme al già citato Juldeh Camara). Il cadenzare sempiterno di Rainbow tiene poi a freno sensazioni orgogliosamente liberate nel crescendo di Embrace Another Fall, prima del finale accompagnato in maniera pacata dalla cantante gallese Julie Murphy.
Il contrasto maggiore si avverte però tra l'incedere tribale e zeppeliniano di Turn It Up e la ballad piano e voce A Stolen Kiss, mentre non sono per nulla da trascurare anche i chiari riferimenti country di Poor Howard e l'accogliente House Of Love.
 
Il percorso di Robert Plant non è mai stato scontato e Lullaby… And The Ceaseless Roar  ne costituisce un'ulteriore testimonianza. L'ex frontman dei Led Zeppelin riesce però ugualmente ad apporre il suo timbro ad un lavoro nel quale lascia maggiore spazio a un'interpretazione più elegante e meno potente (vista anche l'età), ma pur sempre primordiale e selvaggia.
Perché sarà pur vero che non è tempo di reunion o forse non lo è mai stato, ma è altrettanto giusto non rinnegare le proprie "origini".