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Pink Floyd

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The Endless River
Parlophone
The Endless River è un fiume di ricordi e frammenti, un torrente di suoni celesti che scava nella storia dei Pink Floyd. Un tributo al compianto tastierista Richard Wright
di Roberto Vivaldelli
12 Novembre 2014
5 luglio 2014. Polly Samson, moglie di David Gilmour e autrice di alcuni testi dei Pink Floyd, fa trapelare, attraverso un tweet, il nome del nuovo album della band, The Endless River. Nel titolo suggerisce sin da subito un filo diretto con The Division Bell: The Endless River, infatti, è anche il penultimo verso di High Hopes, canzone che chiude l'album in studio con il quale i Floyd si congedarono, di fatto, vent'anni fa.
The Endless River è basato su materiale originariamente registrato tra il 1993 e il 1994 durante le sessioni di The Division Bell, tenutesi presso i Birtannia Row Studios e a bordo dell'Astoria, la casa galleggiante costruita nel 1911 dall'impresario Fred Karno e trasformata in seguito da David Gilmour in un modernissimo studio di registrazione.
 
Concepito inizialmente con il nome di Big Spliff, The Endless River riprende dunque materiale originariamente accantonato dalla band britannica. L'idea di pubblicare quest'album torna in auge dopo la prematura morte del tastierista Richard Wright, scomparso il 15 settembre 2008 a causa di un male incurabile. Da quel momento Gilmour e Mason decidono di tornare in studio per dare a quelle registrazioni un senso e anche per mettere la parola fine, forse definitiva, all'epopea floydiana.
"Occorre entrare nello spirito giusto, per ascoltarlo. – ha dichiarato David Gilmour, peraltro co-produttore dell'album insieme a Phil Manzanera, Youth ed Andy Jackson - C'è ancora un sacco di gente che ama ascoltare la musica in questo modo, cioè prestando attenzione a un'opera nella sua completezza e cercando di entrare nel mood della stessa, invece che limitarsi a fruire di singoli brani più brevi. Ecco, il nostro ultimo disco è dedicato a loro. L'unico concept dietro a The Endless River è il concept di Rick e Nick che suonano come hanno sempre fatto in passato, ma che in un certo senso avevamo dimenticato. Lavorando sulle incisioni tutto ci è sembrato subito familiare".
 
È proprio questa l'anima di un album strutturato, infatti, su diciotto tracce strumentali, suddivise idealmente in quattro parti, in cui convivono ambient e digressioni tipicamente floydiane del periodo pre-Animals (laddove il "dittatore" Roger Waters prese il controllo assoluto della band). Fa eccezione soltanto la conclusiva Louder Than Words, unico brano cantato da Gilmour.
The Endless River è un lavoro dove la forza è ancora una volta nel collettivo e non nel singolo, grazie a un sound che appare tuttora inimitabile: "Tutti i musicisti tendono ad avere un loro bagaglio d'ispirazione al quale attingere, facendo il loro lavoro. E noi siamo sempre stati unici, non paragonabili a nessun altro. Sicuramente il nostro sound è sempre stato inimitabile: non poteva che essere così. La somma, del resto, è sempre maggiore delle parti" – ha dichiarato in merito Nick Mason.
The Endless River è nato per essere assaporato e gustato nella sua interezza, non tanto estrapolando episodi singoli. Solamente partendo da questo sunto fondamentale, il quindicesimo album in studio dei Pink Floyd può essere giudicato. Pur non trattandosi di un capolavoro epocale, come quelli che la band ci ha regalato negli anni '60 e '70, siamo di fronte a un album ispirato, in cui non mancano di certo classe, eleganza e, perché no, mestiere.
    
Le atmosfere tipicamente ambient calano l'ascoltatore in una trance meditativa e quasi "new age" (come in Things Left Unsaid, Ebb And Flow, o Sum) alternandosi a composizioni vicine ai Floyd "classici" di Wish You Were Here (plateale l'autocitazionismo di Shine On You Crazy Diamond in It's What We Do) o alle cavalcate in stile Run Like Hell (Allons-Y (1)). Senza tralasciare brani scritti da Richard Wright come Autumn '68, caratterizzata da un organo ancestrale alla A Saucerful Of Secrets in primo piano (il titolo si rifà a Summer '68, picco creativo dei Floyd di Atom Heart Mother).
L'assenza di Waters e la sua mancata partecipazione al progetto si sentono, giacché non c'è traccia delle trame sonore claustrofobiche e paranoiche presenti nella discografia floydiana da Animals in poi. Spazio invece alle melodie sognanti tanto amate da Gilmour, Wright e Mason, abili viaggianti del suono che preferiscono rotte verso acque più placide e rilassate. 
 
The Endless River è un fiume di ricordi e frammenti: un torrente di suoni celesti che scava nella storia floydiana, con la chitarra limpida di Gilmour a illuminare la via della memoria di quello che è stato il più bel "sogno a colori" del rock. Un ultimo capitolo, o almeno così pare, quantomeno degno del nome di ciò che ha rappresentato in mezzo secolo di storia della musica.