Tu sei qui

Leonard Cohen

Live in Dublin
Sony Music
Cohen fa la sua parte, con quella voce inimitabile, sempre più profonda e ricca di dolci sfumature, ormai molto prossima alla recitazione
di Roberto Caselli
15 Dicembre 2014
Esattamente come il Live in London del 2008 testimoniò l’inizio della nuova giovinezza di Leonard Cohen, questo Live in Dublin di recente pubblicazione, ci regala una splendida esibizione del finora suo ultimo tour realizzato. La data è quella del 12 Settembre 2013 e la band, o meglio l’orchestra, che lo accompagna è pressoché la stessa degli inizi: a cambiare sono solo il chitarrista Bob Metzer che lascia il posto a Mitch Watkins e l’armonicista Dino Soldo che viene sostituito dal violinista gitano Alex Bublitchi. Ed è proprio il violino a contribuire alla differenza, a dare un nuovo senso agli arrangiamenti, come sempre messi a punto  insieme al band leader Roscoe Beck.

Così come il Live in London anche quello in Dublin lo si può trovare sia in dvd che in cd, anzi per la precisione in un un triplo cd con complessive trenta canzoni, quattro in più rispetto al suo antecedente e con un pugno di brani differenti. Non molti, ma sufficienti a creare intrigo tra gli appassionati e soprattutto permettere di scoprire come l’inserimento di uno strumento come il violino possa creare un diverso stato d’animo nell’ascolto di una canzone, e come esistano tanti modi di mettere in musica una poesia. Bublitchi non tradisce la sua indole e, pur non prendendosi mai troppi spazi, crea una sorta di dolce malinconia che conquista e emoziona.

Dietro a canzoni come Waiting For A Miracle o Come Healing lo si percepisce appena ma è fondamentale per addolcire , mentre in Dance Me To The End Of Love riesce addirittura ad aggiunge ulteriore armonia.
Da parte sua Cohen fa la sua parte, con quella voce inimitabile, sempre più profonda e ricca di dolci sfumature, ormai molto prossima alla recitazione, così come Javier Mas che con la sua banduria fa venire in brividi per il pathos con cui introduce Who By Fire o si perde meravigliosamente in The Gypsy’s Wife piuttosto che in The Partisan.

In realtà ogni musicista e ogni splendida corista (Sharon Robinson e le sorelle Webb) rientrano in un ingranaggio perfetto che fa girare la serata in modo quasi magico. Cohen riuscirà a mantenere rigore e eleganza per l’intero tour: chi l’ha visto a Lucca può confermare.