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Damien Jurado

Damien Jurado
Brothers and Sisters of the Eternal Son
Secretly Canadian
«Il sogno di un uomo che decide di scomparire e poi cerca di trovare di nuovo se stesso»
Di Roberto Vivaldelli
16 Gennaio 2014
Il folk rocker di Seattle Damien Jurado giunge con Brothers And Sisters of The Eternal Son al suo tredicesimo album, il settimo con l’etichetta indipendente di Blomington (Indiana, US) Secretly Canadian. L’artista ha iniziato il suo percorso artistico dalle ceneri del grunge – la sua prima etichetta era non a caso la Sub Pop – e nel corso di una carriera ormai quasi ventennale ha definito sempre di più il suo approccio stilistico e il suo songwriting sofferente ed elegante, in bilico tra Nick Drake, Elliott Smith e sferzate di rock alternativo. Saint Barlett (Secretly Canadian, 2010) e Maraqopa (Secretly Canadian, 2012) hanno rappresentato la piena maturità artistica, nonché una certa affermazione su scala internazionale, grazie alla collaborazione con Moby nel brano Almost Home and The Dogs, singolo dell’album Innocents (Little Idiot/mute, 2013).

Brothers And Sisters of The Eternal Son è la continuazione naturale del concept esistenziale iniziato con Maraqopa, <<il sogno di un uomo che decide di scomparire e poi cerca di trovare di nuovo se stesso>> - spiega l’autore. Come per l’album precedente, Jurado affida la produzione al musicista Richard Swift, polistrumentista e arrangiatore innovativo. L’approccio rimane lo stesso, anche se Maraqopa si presentava tendenzialmente più minimale e “asciutto”: questa nuova fatica si orienta invece verso una psichedelia visionaria appena accennata nel lavoro precedente. Il sound è a tratti frastornante, arricchito da arrangiamenti straripanti, che però non snaturano né compromettono l’espressività. Tutt’altro.

Magic Number è un’apertura efficace, nervosa, in cui il canto sussurrato dell’artista è sommerso in suggestioni cupe e ombrose, tra i Pink Floyd sperimentali di Ummagumma e rimandi radioheadiani. Poco appare diverso nella frenetica Silver Timothy (il primo singolo estratto), scandita da una tempesta di synth e loop che s’intervallano al trascinante ritornello: <<Go back down/Don't touch the ground>>, laddove Jurado suggella definitivamente l’inizio di questo nuovo viaggio metafisico. La quiete torna con la riflessiva Return To Maraqopa, una sorta di folk/gospel dalle aperture eteree, e soprattutto con la drammatica Metallic Cloud, ballata dai toni morriconiani. Jericho Road sembra quasi provenire da un album dei Black Heart Procession: l’incedere dolente e cupo è proprio quello della band di San Diego.
Silver Donna riprende le sonorità di Magic Number, mentre le pennellate elettroacustiche di Silver Malcolm e Silver Katherine avvalorano la tesi secondo cui Damien Jurado è – soprattutto – un grande autore di canzoni. Ed ecco che il definitivo colpo da k.o. (emotivo) arriva quando il sipario sta per calare. I tre minuti di Silver Toy segnano, infatti, il ritorno del menestrello in una veste più spoglia ed essenziale, dolcemente malinconica e riflessiva. Suns of Our Mind è un happy ending inaspettato, un tributo inconfondibile ai Beach Boys di Pet Sounds, rivisitati in chiave post-moderna.

Brothers And Sisters of The Eternal Son è dunque un’opera straordinariamente varia e ispirata, in linea con lo standard qualitativo altissimo cui Damien Jurado ha abituato i propri fan nel corso del tempo. Riesce nell’impresa non facile di ripresentare i picchi emotivi di Maraqopa aggiungendo qualcosa in più. Che il viaggio continui… perché, come scriveva Jack Kerouac: <<C'è sempre qualcosa di più, un po' più in là... non finisce mai>>.