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Bob Dylan

Rough And Rowdy Ways
Columbia Records
Tanti nomi e tante citazioni per un nuovo modo non solo di evocare, ma anche di voler lasciare spazio alle solite e innumerevoli interpretazioni
di Leonardo Follieri
10 Agosto 2020
Un nuovo album di inediti a otto anni di distanza dal precedente Tempest e dopo aver pubblicato tre antologie di cover con le quali ha voluto rendere omaggio al Great American Songbook (Shadows in the Night del 2015, Fallen Angels del 2016 e Triplicate del 2017).
 
Bob Dylan è tornato dunque con Rough And Rowdy Ways, un doppio album pubblicato lo scorso 19 giugno, a 79 anni compiuti, che diventa anche il primo lavoro di inediti pubblicato dopo l’assegnazione del Nobel per la Letteratura nel 2016. Ed è proprio dal punto di vista dei testi che sorprende questo ritorno di Dylan, come si era capito già da Murder Most Foul, primo singolo che aveva anticipato l’uscita del nuovo album, nonché brano più lungo tra quelli da lui pubblicati in carriera per i suoi quasi 17 minuti. Murder Most Foul si riferisce all’assassinio dell’allora Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy del 22 novembre 1963, anche se quell’evento diventa il centro di alcune riflessioni che prendono in esame diversi temi, soprattutto della cultura pop degli anni ’60. Il brano, unico presente all’interno del secondo dei due cd, sembrava quindi un ottimo preludio o, vista la collocazione all’interno del lavoro, una degna conclusione del concetto espresso in un altro singolo che aveva anticipato Rough And Rowdy Ways e con cui l’album si apre: I Contain Multitudes. Bob Dylan contiene moltitudini, o almeno è lecito pensare si riferisca a se stesso, visto il titolo in prima persona; sicuramente il suo lungo percorso non è lì a mostrare il contrario, sebbene stavolta lui voglia ricordarcelo esplicitamente prendendo in prestito alcune parole da Foglie d’erba del poeta americano Walt Whitman. “Sono come Anna Frank, come Indiana Jones / come quei cattivi ragazzi inglesi, i Rolling Stones” afferma ancora Dylan nel testo e poi cita altri personaggi tra innumerevoli riferimenti culturali, letterari e musicali come ad esempio Edgar Allan Poe, David Bowie, Beethoven e Chopin. Tanti nomi che sembrano posti lì per caso, ma che tratteggiano una personalità ancora libera e originale, che si uniranno ad altri personaggi noti e disseminati qua e là in Rough And Rowdy Ways.
Il blues è un altro elemento molto presente nella nuova opera dylaniana, come avviene in False Prophet (“Non sono un falso profeta, so solo quel che so / Vado dove soltanto chi è solo può andare”), nella più inquieta My Own Version Of You, in Goodbye Jimmy Reed, bellissimo omaggio al grande bluesman americano morto nel 1976 poco prima di compiere 51 anni, e in Crossing The Rubicon, che riprende, non solo in senso metaforico, il punto di non ritorno dopo che Cesare aveva attraversato il Rubicone nel 49 a.C., ribellandosi così allo stato romano e provocando la guerra civile dalla quale sarebbe nato di lì a poco l’Impero. La cultura classica è ancor più protagonista nell’invocazione di Mother Of Muses, in cui Dylan si rivolge soprattutto a Mnemosine, madre delle Muse, nonché colei che detiene la memoria, per chiedere di indicargli il percorso; chiede infatti di cantare per sé e per il suo cuore e di cantare di coloro che hanno guidato Elvis o Martin Luther King... fino a quando poi non si innamora di Calliope, musa della poesia epica, invocata anche da Omero nel proemio di Iliade ed Odissea.
Completano l’album la ballad Black Rider, che affronta un tema ricorrente nell’album come quello della morte, e la malinconica I’ve Made Up Mind to Give Yourself to You, prima di rifugiarsi nell’ultimo luogo, Key West (Philosopher Pirate), il punto più a sud degli Stati Uniti: “Il posto in cui stare se stai cercando l’immortalità”.
 
Tanti nomi sono presenti in questo nuovo lavoro, quasi a voler indicare un nuovo modo non solo di evocare, ma anche di voler lasciare spazio alle solite e innumerevoli interpretazioni, partendo intanto dal comprendere se Bob Dylan parla di se stesso o descrive una realtà che osserva. E poi anche tante citazioni, a cominciare dai “modi rozzi e rissosi” del titolo con cui viene ripreso My Rough And Rowdy Ways, brano degli anni ’20 di Jimmie Rodgers, una delle prime superstar della musica country noto anche per lo jodel.
Rough And Rowdy Ways ci pone di fronte insomma all’ennesimo rivoluzionario e imprevedibile cambiamento nella lunga carriera di Bob Dylan, preservando la costanza dovuta alla solita scoperta di nuovi particolari a ogni ascolto successivo e alle solite nuove sfumature che si colgono a ogni rilettura dei testi... stavolta, però, a 79 anni “suonati” e con un Nobel per la Letteratura in più.