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From Another World

a tribute to Bob Dylan
Buda Musique
Tredici artisti da tutto il mondo rendono omaggio al menestrello di Duluth, Bob Dylan. Da Cuba al Myanmar, la poesia del "Profeta" si tinge di diversi colori
Di Roberto Vivaldelli
23 Marzo 2014
Tra tutti i tributi di questi ultimi anni, certamente questo From Another World – a tribute to Bob Dylan si colloca tra le uscite più interessanti. Un modo originale e anomalo di rendere omaggio al menestrello di Duluth, chiamando a raccolta tredici diversi artisti e gruppi provenienti da tutto il globo a interpretare alcuni brani pescati dal repertorio dylaniano. L’album fa parte del bel catalogo Buda Musique, etichetta francese specializzata in world music, operante nel settore da una ventina d’anni e famosa in particolare per le raccolte sulla musica etiope.

Il direttore artistico di quest’affascinante progetto è il compositore francese Alain Weber, che racconta così l’idea alla base di From Another World: “Volevo gente che fosse come Dylan – spiega - gente col suo stesso spirito, poeti. Alcuni di loro conoscevano la sua musica, altri no. Noi abbiamo tradotto le liriche. Era essenziale che potessero identificarsi con le parole, sentire le immagini e i significati. Quello che volevo era lo spirito delle canzoni. Volevo sentire gli artisti stessi nelle canzoni. Delle semplici cover sarebbero state artificiali”.
In questo affresco terzomondista si respirano colori, suoni e strumenti di tradizioni e culture distanti – non solo geograficamente – dove le canzoni di Dylan assumono connotati stilistici completamente diversi rispetto alle versioni originali. Cambiano quindi arrangiamenti e timbri ma rimane inalterata la poesia del "Profeta", a ulteriore conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, dell’importanza della sua arte “universale”, senza tempo e totalmente indifferente ai confini e alle barriere. Da occidente al profondo oriente, le parole del menestrello non perdono di significato, anzi, si arricchiscono di nuove “sfumature” locali.

Da Cuba al Myanmar, passando per l’India, l’Algeria e la Macedonia: tutti i tredici artisti di From Another World sono delle “star” nei rispettivi Paesi di provenienza, partendo dal grande Eliades Ochoa (Cuba), conosciuto ai più per la sua militanza nei Buena Vista Social Club. La sua interpretazione dai sapori caraibici di All Along The Watchtower è sicuramente tra le versioni meglio riuscite di questa raccolta. Anche Mr Tambourine Man interpretata da Purna Das Baul & Bapi Das Baul (Bengal, India) è deliziosa, laddove è protagonista l’ektara, lo strumento indiano composto da una sola corda e collegato a una cassa di risonanza (una zucca).
Per la verità, in questo spettacolare viaggio da una parte all’altra del globo è difficile non amare nel complesso questo peculiare lavoro. Ci sono rifacimenti di grandi classici di Bob Dylan (Blowin’ In The Wind, Jokerman, I Want You, Rainy Day Woman #12&35, Tangled Up In Blue) e altri brani meno noti, “pescati” da periodi diversi dell’artista statunitense, compreso quello controverso della “svolta cristiana” (Corrinna Corrinna di Bo Carter, Every Grain Of Sand, With God On Our Side, Men Gave Names To All The Animals, Father Of Night).

Se volete godervi l’arte dylaniana in una dimensione totalmente inedita, questo From Another World rappresenta una interessante opportunità da non farsi sfuggire. Un tributo atipico e per nulla retorico. Bob Dylan, si sa, non ha mai amato l'etichetta di "Profeta" né tantomeno quella di "portavoce di una generazione" ma chissà cosa penserà ora che è la sue parole e la sua musica sono state omaggiate da artisti provenienti da tutto il pianeta. Ecco cosa rispose nel 1965 il menestrello, con il consueto sarcasmo, quando un giornalista gli chiese una filosofia da proporre al mondo: “Sta scherzando? Il mondo non ha bisogno di me. Cristo, sono alto soltanto un metro e cinquantacinque”. Non poteva certo immaginare che quasi cinquant'anni dopo sarebbe uscito un album come questo.