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Radiohead, “Ok Computer”

Radiohead e Stanley Donwood: viaggio attraverso l’alienazione e il caos che permeano le canzoni e l'artwork di "Ok Computer"
Di Leonardo Follieri
11 Settembre 2013

È il 1997 quando viene pubblicato Ok Computer, terzo album in studio dei Radiohead. Dodici tracce entrate già di diritto nella storia della musica descrivono uno smarrimento e una confusione che provocano un malessere generale oggigiorno ancora imperante.

Per spiegare tali concetti Thom Yorke e soci si presentano con una copertina e un retrocopertina che fungono da ideale anticipazione delle tematiche del disco. Il tutto è “confermato” e “meglio specificato” in un libretto contenente ciò che l’album stesso dice o avrebbe dovuto dire in più.

Stanley Donwood – all’anagrafe Dan Rickwood – si è occupato dell’artwork. L’illustratore nonché scrittore e musicista britannico è l'autore di tutta la grafica del gruppo a partire dal singolo My Iron Lung (Parlophone, 1994). Successivamente vincerà anche un Grammy Award per il miglior packaging del 2001 con l'edizione limitata di Amnesiac.

Donwood lavora al progetto grafico con il suo Mac ed è aiutato dal frontman della band, Thom Yorke, a creare diversi collage di immagini e testi in grado di descrivere il lato visivo delle sessioni di registrazione. «Nel 1996, quando stavamo facendo Ok Computer, ero un venticinquenne angosciato da tutto che nutriva ancora un po’ di speranza nel futuro», ricorda Donwood in un’intervista concessa a Pitchfork nel 2010. «Ora sono più disilluso, quindi sto provando a essere leggermente più felice. Nessuno vuole essere infelice tutto il tempo».

L’alienazione rispetto alla politica e alla tecnologia postindustriale dominano l’album e la copertina rafforza tale messaggio. Il collage in questione prevede un ambiente urbano non ben definito. Lungo la strada c’è un bivio: il percorso da una parte si interseca in maniera confusa e improbabile con la “città”, mentre dall’altra diviene sopraelevato. Lo sfondo è principalmente bianco e scarabocchiato di bianco, mentre l’altro colore predominante è un celeste chiaro. «Io e Stanley siamo ossessionati dal rumore», dice Thom Yorke riguardo alla copertina. «Ovunque c’è rumore di sottofondo. Nelle nostre vite, nel modo in cui la nostra mente lavora. Tutta la copertina, così chiara, è legata all’idea di “rumore bianco”».
Donwood aggiunge: «Ricordo che stavamo sperimentando con il color “bianco osso”. Avevamo la regola che se avessimo sbagliato avremmo dovuto scarabocchiarci sopra – non potevamo usare il comando “Annulla” del Mac, che permette di cancellare l’ultima operazione».

L’alienazione è sempre più visibile. Non c’è una direzione vera e propria da seguire. I frammenti di illustrazioni tratti da una scheda con le norme di sicurezza per gli aerei sono un altro segnale significativo di un’inquietudine sottolineata dalla scritta «Lost Child» (bambino perso) ripetuta in due diversi formati sotto il logo di un bambino che piange. I collage presenti nel libretto proseguono sulla falsariga di quello della copertina e tendono a valorizzare i testi con l’uso di frammenti non sempre ordinati, scarabocchi bianchi e altri generi di figure come disegni infantili di una casa, una bambola offuscata, il ritaglio di una fotografia di una vacanza negli anni ’60, ecc. L’unico rifugio da un caos ormai stabile forse è nell’ultima parte del libretto e cioè in quel cielo più facile da raggiungere attraverso l’albero posto in alto nell’angolo a destra in cima alla collina.
Il retrocopertina, però, ripropone di nuovo il senso di inquietudine raffigurato in questo caso da una stazione della metropolitana, simbolo forse della rassegnazione alla frenesia del mondo moderno. Sempre sul retro, oltre ai numeri delle singole tracce e ai relativi titoli, si può leggere anche la scritta «1=2 we hope that you choke» (speriamo tu soffochi) che rende il tutto ancor più angosciante.

Il disco raggiunge la prima posizione della classifica inglese dopo due settimane dalla pubblicazione. Prodotto da Nigel Godrich, è l’album della consacrazione per i Radiohead, che anche negli Stati Uniti raggiungono subito il 21esimo posto. Ok Computer vende quasi 10 milioni di copie e vince il Grammy come miglior album di alternative rock, mettendo d’accordo pubblico e critica.

«Avevamo chiari in testa suoni e atmosfere che intendevamo trasferire su disco», spiega Thom Yorke, «crediamo di esserci riusciti anche se eravamo consapevoli che si trattava di materiale strano, diverso, atonale». È così che sono nati Karma Police, No Surprises e gli altri brani di Ok Computer, un disco che ha influenzato molte band, spingendole a rivedere il proprio approccio alla musica rock.