Tu sei qui

Suono Universale. La mia vita

Santana - Suono Universale. La mia vita
Carlos Santana, con Ashley Kahn e Hal Miller
Mondadori
Pace, amore e musica in mezzo secolo di chitarra caliente
di Donato Zoppo
25 Agosto 2015
Peace, Love and Music. Non sono solo il succo dei leggendari tre giorni di Woodstock, ma anche la sintesi perfetta della vicenda umana e artistica, spirituale e musicale, di Carlos Santana. Suono Universale. La mia vita è una ricca e coinvolgente autobiografia che il leggendario chitarrista ha condiviso con Hal Miller (cultore di black music e figura assai nota nell'entourage Santana) e Ashley Kahn (popolare giornalista jazz, notissimo per testi su Davis e Coltrane).
Sembra strano per un artista di tale popolarità, ma in Italia non esisteva molto sulla storia di Carlos. Al di là delle varie monografie su Woodstock o sulla musica americana tra '60 e '70, la letteratura in materia si ferma a due testi affini nel taglio e nelle valutazioni: ¡Viva Santana! di Peter Guerera (Tarab Edizioni) e Santana. La vera storia di una leggenda del rock di Simon Leng (Editori Riuniti). Con tutti i limiti di un volume autobiografico – giocoforza apologetico, benché cum grano salisSuono Universale offre una carrellata piuttosto ravvicinata, quasi fotografica, sulle fasi salienti della carriera di Santana, dai vagiti all'insegna del blues in quel di Frisco alle interminabili tournée internazionali di oggi. Ben 350 pagine su 470 sono dedicate al periodo storico, il resto agli ultimi trent'anni di carriera: tale scelta di campo la dice lunga sulla considerazione che Carlos ha del post-Moonflower e questo aggiunge ulteriore singolarità all'opera, visto che anche sul clamoroso Supernatural egli spende parole oneste nel delineare quel singolare momento di rinascita e gli obiettivi commerciali condivisi con Clive Davis.
Dicevamo del "moderatamente apologetico": la storia di Carlos colpisce per la sincerità, la buona memoria e soprattutto i numerosi apprezzamenti verso maestri e colleghi. Senza divagazioni tecniche, senza invidie di sorta, con gratitudine e riconoscenza, Carlos diventa torrenziale quando racconta l'influenza dei suoi grandi punti di riferimento – da BB King a John Coltrane, da Bob Marley a un citatissimo Miles Davis – e l'ammirazione sconfinata per Wayne Shorter, Gábor Szabó, Jimi Hendrix, John McLaughlin e Buddy Guy. Conscio dei suoi limiti tecnici ma sicuro della sua inconfondibile personalità musicale, proprio per questo Carlos ringrazia ognuno dei musicisti con cui ha avuto modo di collaborare, su tutti Armando Peraza, i cui aneddoti sono irresistibili, e Miles, la cui presenza in veste di ispiratore, amico e in seguito ammiratore, segna buona parte del libro. Peccato che un collega così decisivo negli anni '70 come Tom Coster non abbia avuto altrettanta considerazione.
Carlos si sofferma moltissimo sulla sua provenienza messicana, sui luoghi nativi e la musica che lo circondava sin da piccolo, sulle caratteristiche della sua ampia famiglia, i rapporti con i genitori e in particolare sua madre: è questa la parte più significativa, poiché consente di conoscere la sua storia di self-made man e soprattutto di comprendere a fondo il valore che egli attribuisce alla musica, strumento di affermazione e liberazione, di conoscenza interiore e dedizione al pubblico. I più maliziosi troveranno insostenibile il linguaggio: schietto, disincantato e ironico quando racconta delle origini dei Santana, della scena della Bay Area e dei dietro le quinte discografici, Santana si trasfigura lanciandosi in autentici voli pindarici (a volte un po' troppo enfatici e "motivational") quando parla del ruolo spirituale della sua musica e delle esperienze mistiche che ha vissuto, dai tempi dell'esperienza con Sri Chimnoy fino ad oggi. Suono Universale si propone come un "itinerarium mentis in Santanam", un percorso nella mistica santaniana avvincente per coloro che seguono il suo pensiero (proprio quelli che spulciano avidamente la sezione "what's on Carlos' mind" del suo sito), poco interessante per chi ne apprezza solo la parte sgargiante, sensuale e ritmica. Ma Santana è così, prendere o lasciare: una perfetta unione di erotico e trascendente, fisico e meditativo. Come il suo suono universale.
 
Se ti è piaciuto questo articolo potrebbero interessarti anche:
Santana all'Arena di Verona, la recensione
 

20 luglio 1947 - Buon compleanno, Carlos! (VIDEO)