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Xavier Rudd

Milano, Alcatraz
10 ottobre 2018
"L'amore e la musica ci rendono liberi". Xavier Rudd porta a Milano il sole della sua Australia
di Jessica Testa
11 Ottobre 2018
Una festa da figli dei fiori 2.0. Ieri sera, Xavier Rudd è salito sul palco dell’Alcatraz di Milano “per festeggiare l’amore e l’energia positiva della serata”, di fronte ad un numeroso pubblico che per buona parte del concerto ha oscillato braccia e gambe su ritmi tribali.
Ultima tappa del mini tour italiano – dopo Roma e Bologna – che sembra essere diventato ormai un appuntamento fisso per il polistrumentista australiano: “In Italia c’è molta della più bella energia che abbiamo al mondo”.
 
L’invito a saltare e ballare arriva da subito. L’incipit, infatti, è affidato all’energia di Honeymoon Bay, dall’ultimo lavoro in studio, Storm Boy, che fa da apripista alle atmosfere reggae di Rusty Hammer, dal precedente Nanna, realizzato in collaborazione con gli United Nations: entra in scena il didgeridoo, il vero protagonista sui palchi calcati da Rudd, ormai un simbolo della sua musica e delle sue origini.
The Mother è l’unico momento dedicato al suo esordio discografico (Food In The Belly, 2005), il suo personale inno alla Madre Terra e a quella natura con cui si sente così genuinamente in connessione. “I belive in change”, urla dietro il microfono. “Do you belive in change?”
La bomba d’energia iniziale si affievolisce gradatamente: la tensione si abbassa e l’australiano si concede qualche minuto di tempo per involarsi nella sua omelia di pace, amore e libertà - “l’amore e la musica ci rendono liberi” – che trova il riscontro entusiastico del suo pubblico di “seguaci”.
 
La sua giovane e adrenalinica band lo accompagna nel breve capitolo dedicato al disco più recente: Best That I Can, Growth Lines, la title track e Gather The Hand vengono eseguite una dopo l’altra, per lasciare poi spazio a qualche altro salto avanti e indietro nel tempo (Breeze, Bow Down e un’intensa Flag con tanto di bandiera aborigena sventolante sul palco) e all’immancabile Follow The Sun.
Per l’encore, la potenza che ha caratterizzato l’inizio del concerto è già stata abbondantemente recuperata: Lioness Eye e While I’m Gone scatenano il club milanese, che saluta il biondo polistrumentista australiano sulle note di Spirti Bird. La conclusione perfetta di una festa decisamente ben riuscita.
 
 
Scaletta:

 
 
Honeymoon Bay
Rusty Hammer
Come Let Go
The Mother
Come People
Best That I Can
Growth Lines
Storm Boy
Gather The Hands
Breeze
Walk Away
Bow Down
Flag
Follow The Sun
 
 
BIS
 
Lioness Eye
Spirit Bird
While I’m Gone