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Steve Hackett

Gardone Riviera (BS), Anfiteatro del Vittoriale
8 luglio 2018
Il “rifugiato” Steve Hackett incanta il Vittoriale di Gardone Riviera nella terza data italiana del suo tour
di Giulio Crotti
11 Luglio 2018
Steve Hackett è sempre stato una persona riservata. Quando i Genesis si esibivano, era l’istrionesco Peter Gabriel a intrattenere il pubblico con le sue storielle mentre la band accordava gli strumenti per il brano successivo. Da quando, e sono ormai 40 anni, ha intrapreso una fortunata carriera solista, Hackett continua ovviamente a preferire la chitarra al microfono, ma ciò non gli impedisce di cimentarsi talvolta con il canto, riservandosi comprensibilmente delle parti vocali a lui adeguate. Behind the Smoke è una di queste. La canzone, tratta dall’ultimo LP pubblicato l'anno scorso The Night Siren, segue il brano di apertura Please Don’t Touch e Every Day e gli dà anche l’occasione per una breve presentazione, in cui contravviene alla sua proverbiale riservatezza per raccontare di come la sua famiglia abbia lasciato la Polonia, cent’anni fa, per iniziare una nuova vita in Inghilterra. Come a dire: sono un rifugiato anch’io. Si prosegue con El Niño e In the Skeleton Gallery, entrambi e ancora da The Night Siren, e quindi con When the Heart Rules the Mind, singolo ripubblicato di recente ma scritto nel 1986 con Steve Howe nel supergruppo GTR (“due chitarristi non in competizione ma in collaborazione”, ricorda Steve con affetto). Chiudono idealmente la prima parte del concerto Icarus Ascending e Shadow of the Hierophant, tratto da Voyage of the Acolyte, album pubblicato come solista nel 1975, quando ancora militava nei Genesis.
 
Il pubblico, perlopiù maturo, certo, ma non esclusivamente, apprezza e applaude con calore tutti i brani, ma è nella seconda parte del concerto che si infiamma, quella in cui la band attinge a piene mani al repertorio storico degli anni ’70. Si comincia con Dancing With the Moonlight Night, indimenticabile brano di apertura di Selling England by the Pound. È il primo vero banco di prova per Nad Sylvan, il cantante americano di nascita ma cresciuto in Svezia e con una carriera tutto sommato abbastanza anonima alle spalle fino a quando, qualche anno fa, non trovò nella posta un’e-mail che recitava “Hi Nad, this is Steve Hackett”. Nad fa bene la sua parte e anche il resto della band è impeccabile. Si prosegue con One for the Vine, probabilmente il miglior brano del cupo Wind and Wuthering, disco che ha segnato l’addio di Hackett dai Genesis. Forse significativamente, la canzone successiva è Inside and Out, che all’epoca gli fu cassata da Phil Collins e soci (analoga sorte era toccata a Please Don’t Touch, che diede poi il titolo al suo primo disco autenticamente solista). Quindi un salto all’indietro fino al 1971, con The Fountain of Salmacis, con quei cambi di tonalità vocale da brivido e il sintetizzatore di Roger King che restituisce intatto l’abbraccio avvolgente del mellotron di Tony Banks. È un crescendo di vibrazioni ed emozioni che continua con la meravigliosa Firth Of Firth, che si pregia, fra le altre cose, di quello che forse è il più bell’assolo di Hackett, e deflagra con il brano più antico della serata, scritto ai tempi di Trespass ma poi apparso su Nursery Crime, e cioè Musical Box, in cui il batterista Gary O'Toole ci delizia con un sapiente gioco di piatti e rullante che non fa rimpiangere Phil Collins e anche il bassista Rob Townsend si destreggia abilmente tra basso e chitarra. Può bastare, verrebbe da dire, e invece no, c’è spazio anche per Supper’s ready, suite di 27 minuti che occupava praticamente l’intero lato B di Foxtrot e che provoca una specie di trance collettiva tra il pubblico. Il concerto sembra finito ma nessuno ci crede né tantomeno si muove dal proprio posto. Poco dopo infatti la band torna sul palco per un lungo bis, un unicum di 15 minuti che comprende Myopia, Slogans e la trascinante Los Endos. Alle 23:45, dopo due ore e mezza di musica, è veramente finita. Il pubblico si avvicina al palco per abbracciare idealmente i musicisti che si inchinano riconoscenti.
 
There's an angel standing in the sun, free to get back home...