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Piers Faccini

Milano, La Salumeria della Musica
24 gennaio 2018
Il cantautore coccola il suo pubblico e lo conduce nel suo viaggio multiculturale
di Leonardo Follieri
25 Gennaio 2018
Sono le piccole cose che fanno la differenza in una serata in cui Piers Faccini coccola il suo pubblico e lo conduce nel suo viaggio multiculturale, partendo da una sensibilità complice e mai retorica. Un viaggio in cui il cantautore, di padre italiano e madre inglese che si è trasferito in Francia dall’età di cinque anni, approda in un’isola sognata e raccontata nel suo ultimo album I Dreamed An Island e nel quale porta con sé gli spettatori presenti alla Salumeria della Musica di Milano per la prima delle tre date in programma nel nostro Paese in questi giorni (le altre stasera, 25 gennaio, al T Fondaco dei Tedeschi di Venezia e domani, 26, al Folk Club di Torino).
 
Non è pensabile che la storia si ripeta, anche se c’è chi vorrebbe nuovamente erigere muri, facendo sì che non si possano più condividere amore, cultura e una pluralità di semplici e ottimi intenti che portano gli esseri umani a convivere in maniera pacifica. Ecco perché, a proposito del muro, quello tra gli Stati Uniti e il Messico che Trump aveva proposto di costruire durante la campagna elettorale che lo ha portato all’elezione come Presidente USA, si fa notare nel live una coinvolgente protest song come Bring Down The Wall, mentre subito dopo si naviga idealmente nel Mediterraneo con i ritmi napoletani che si incrociano con un brano tradizionale algerino, Paese di Malik Ziad (oud, mandola), sul palco ad accompagnare Piers Faccini per tutto il concerto.
 
Tra i brani meno recenti fa bella mostra di sé A Storm Is Going To Come, mentre la Sicilia è un altro punto focale del live tra l’ispirazione proveniente dal mosaico del Duomo di Cefalù per Cloak Of Blue e il dialetto palermitano del bis lasciato ad Anima. Il concerto si conclude poco prima con Tribe e con il pubblico che risponde "How Low" come prevede il testo stesso del brano e lo fa al minimo cenno di chi guida dal palco, attraverso la semplice voglia di diffondere un messaggio di pace che sembra sempre più utopia, ma che in realtà è una piccola cosa che fa la differenza... come la speranza che un giorno la pace ci sia davvero.