Tu sei qui

Madness

Trezzo Sull'Adda (Milano), Live Club
28 ottobre 2017
Come essere in un quartiere della Londra di fine anni '70...
di Piero Di Battista
29 Ottobre 2017
Quaranta e passa anni di carriera e non sentirli. Questa è la sensazione che abbiamo avvertito durante lo show dei Madness, band londinese che da ben quattro decenni porta saldamente in alto la bandiera del 2 tone ska. Chi li segue o comunque è affezionato a questo genere non poteva mancare a un loro appuntamento live, cosa che non avveniva dentro i nostri confini da ben sette anni; la location è il Live Club di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, per la prima delle due tappe italiane del gruppo britannico che in questo periodo sta promuovendo sui palchi europei il suo ultimo album pubblicato l'anno scorso Can’t Touch Us Now. La seconda data è in programma stasera al Gran Teatro Geox di Padova.
 
L’aspetto che più colpisce, ma fino a un certo punto, è vedere la venue lombarda quasi totalmente gremita, con una età media del pubblico non certo da teenager, quindi composto prevalentemente da chi vissuto i Madness sin dagli inizi. E l’inizio dello show arriva con rigorosa puntualità come da timing, alle 23, e, se c’è qualcuno che si è sempre limitato a sostenere «I Madness, quelli di One Step Beyond!», è presto accontentato perché la band di Camden apre la serata proprio con il suo brano più noto, scaldando sin dalle prime note un pubblico già di per sé in fase di esaltazione ben avanzata. Si balla, si canta; lo show dei Madness diventa quasi un omaggio a un genere che, se non in rare eccezioni, non ha mai subito un ricambio generazionale. Suggs, storico cantante del gruppo, interagisce spesso col pubblico, coinvolgendo tutta la location attraverso storici brani come Our House, My Girl e Night Boat To Cairo, ma anche con pezzi più recenti, quali Mumbo Jumbo, Mr.Apples e l’emozionante Blackbird, brano che i Madness dedicano ad Amy Winehouse, artista prematuramente scomparsa nel 2011, e che non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Ed in tema di omaggi quello alla compianta Amy non è stato l’unico; Suggs e soci hanno anche ricordato Fats Domino, storico pioniere del rock 'n' roll anni '50-'60, proponendo una cover del brano I’m Walking, dando così l’ultimo saluto al cantante di New Orleans, scomparso pochi giorni fa. Il concerto prosegue e si avvicina sempre di più al suo epilogo; nella lunga setlist non mancano House Of Fun, It Must Be Loved e ovviamente Madness, giungendo così alla conclusione dello show, dove, per un’ora e mezza, il gruppo è riuscito nel suo intento, ovvero quello di far divertire i presenti, e anche quello di divertirsi. Il concerto è stato di notevole fattura, vuoi per la band, e vuoi anche per una location che, per diversi aspetti tecnici, consente agli artisti che si presentano su quel palco, di esprimersi al loro meglio.
 
«We’re not Led Zeppelin, we’re not Pink Floyd, we’re not Kylie Minogue, we’re not Pavarotti. We’re Madness!» ha detto ad un certo punto Suggs. Come volessero ribadire che, nonostante i tempi, lo ska, o meglio, il 2 tone ska è vivo. E loro l’hanno dimostrato.