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Low

Milano, Teatro Dal Verme
5 ottobre 2018
Il basso profilo dei Low "rimane d’obbligo", sebbene sia divenuto ancor più spiazzante
di Leonardo Follieri
07 Ottobre 2018
Scontato nominare i Low e associarli all’idea del basso profilo, ma è proprio il loro minimalismo a essere protagonista nell’unica data in Italia del tour che accompagna l’uscita del nuovo album Double Negative. Il lavoro è ancora una volta diverso dai precedenti, nella fattispecie si può affermare addirittura straniante, sospeso, destrutturato per via dell’elettronica tessuta brano dopo brano con la complicità di BJ Burton. Sul palco del Dal Verme di Milano, però, non c’è ovviamente il produttore già al fianco dei Bon Iver, ma raggiungono il centro del palcoscenico solo loro, i Low, con il frontman Alan Sparhawk, chitarra e voce, che si fa ben seguire alla batteria e ai cori da sua moglie, Mimi Parker. Completa il quadro il bassista Steve Garrington e si inizia subito con le atmosfere sopra descritte grazie al medesimo pezzo che apre Double Negative, Quorum.
 
Le armonizzazioni vocali sono sempre state uno dei loro punti di forza e non sono nascoste nei nuovi brani da poco pubblicati, come per esempio Always Up, anticipata in una soluzione di continuità da Tempest, ma sembrano quasi tenute a bada, anche dal punto di vista melodico, rispetto a un momento precedente della scaletta in cui si palesa Plastic Cup da The Invisible Way. Quando la sola Mimi canta Holy Ghost, pezzo dai risvolti quasi country, si torna sempre all’album del 2013 e si tratta sempre di una melodia interessante.
Si alternano comunque brani più e meno recenti in una setlist dove i pezzi di Double Negative spiccano per batteria e basso ridotti al minimo, in modo da creare una sorta di loop come in Poor Sucker e Rome (Always In The Dark), fino alla conclusiva Disarray. Di poche parole Sparhawk che ringrazia un pubblico comunque caloroso anche per standing ovation e per la richiesta dei bis, durante i quali si possono ascoltare le delicate Will The Night, che esalta ancora di più la voce del frontman, e Murderer, quasi a voler riassumere il mood della serata.
 
Sarà interessante conoscere gli sviluppi di queste sonorità, trasposte anche in chiave live, o semplicemente sarà curioso comprendere se il gruppo insisterà maggiormente su questa strada o percorrerà l’ennesimo tragitto diverso dai precedenti. Sono trascorsi venticinque anni dal loro esordio come band, ma guai a parlare di anniversari di carriera o di “celebrazioni”, visto che, come dichiarato da Alan Sparhawk, “ogni respiro è una celebrazione”. Sarà per questo motivo che il basso profilo dei Low "rimane d’obbligo", sebbene sia divenuto ancor più spiazzante.