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Bryan Ferry

Milano, Teatro degli Arcimboldi
11 maggio 2017
Una voce ormai "diversa dal solito" e un'eleganza immutata nella prima data europea (nonché unica italiana) del tour 2017 per l'ex frontman dei Roxy Music
di Leonardo Follieri
13 Maggio 2017
Che la voce di Bryan Ferry non sia più caratterizzata da quel suo classico tocco di falsetto è inevitabile.
 
La serata inizia però un po’ prima, perché in apertura c’è Judith Owen. La cantautrice di origine gallese ha mostrato ancora una volta la sua classe, eseguendo diversi brani dal suo ultimo album Somebody’s Child. Notevoli Send Me A Line e Tell All Your Children, impreziosite da violino, viola e violoncello, dalle percussioni e da Harry Shearer, celebre doppiatore di vari personaggi della versione originale dei Simpson, ma anche bassista, come qualcuno ricorderà, almeno dai tempi di This Is Spinal Tap, film cult del 1984 diretto da Rob Reiner.
Il suo set si chiude con la cover di Aquarius, altro pezzo da Somebody’s Child. Applausi.
E ovviamente non è questa la situazione migliore per far ascoltare l’altra cover dall’ultimo lavoro, quella More Than This dei Roxy Music che invece sarà parte della scaletta di Bryan Ferry.
 
Poi il dandy per eccellenza guadagna il centro del palcoscenico e si parte con The Main Thing (dal famoso Avalon, disco dei Roxy Music che usciva trentacinque anni fa, peraltro proprio in questo periodo).
Il concerto è suddiviso sostanzialmente in due parti: la prima più ingessata, la seconda più leggera e frizzante.
Slave To Love è già il secondo pezzo della setlist e la voce di Bryan Ferry è ancora “poco coinvolta” in questa prima data del tour europeo 2017, oltre che unica data in programma in Italia.
Non molti brani della produzione recente, anzi. Spesso si ricorre davvero ai Roxy Music (con e senza Brian Eno) o a quelli che già avevano proposto una propria rilettura di Like A Hurricane di Neil Young. Per il resto, la band recita bene la sua parte e i singoli componenti si ritagliano più volte spazi per gli assoli, come il mitico Chris Spedding alla chitarra.
Il momento più trascinante rimane quello da More Than This, Avalon e Love Is The Drug, fino a Virginia Plain con il pubblico che un po’ alla volta si è alzato in piedi e ha spogliato così la serata del suo contesto teatrale. Si attende poco per i bis e non può mancare Jealous Guy, celebre anche nella versione dei Roxy Music oltre che ovviamente in quella di John Lennon.
 
Che l’eleganza di Bryan Ferry sia rimasta immutata col passare degli anni e si rifletta comunque sempre in maniera positiva sulla sua musica, lo si è capito sin da quando ha iniziato il suo concerto in un Teatro degli Arcimboldi sold out per l’occasione.
 
 
Scaletta concerto:
The Main Thing
Slave To Love
Ladytron
Out Of The Blue
Beauty Queen
Bitter Sweet
A Waste Land
Windswept
Bête Noire
Zamba
Stronger Through The Years
Like A Hurricane
Tara
Take A Chance With Me
Re-make/Re-model
In Every Dream Home A Heartache
If There Is Something
More Than This
Avalon
Love Is The Drug
Virginia Plain
 
BIS
 
Let's Stick Together
Jealous Guy
Editions Of You