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Bob Dylan

Londra, Wembley Arena
9 maggio 2017
Una serata magica in cui Dylan ha mostrato una grande profondità vocale, tra il suo repertorio e il canzoniere americano
di Francesco Taranto
12 Maggio 2017
Quando le luci della Wembley Arena si spengono, un intro di chitarra acustica accompagna l'entrata della band, tra gli applausi del pubblico. Dylan compare seduto al pianoforte, vestito di nero e con il classico cappello, intonando Things Have Changed.
Già si percepisce che sarà una serata magica.
 
Un premio Nobel che apre le danze con una canzone premio Oscar nel 2001, un evento che solo Dylan può far accadere. I primi brani in scaletta sono un colpo al cuore dei fan, uno dopo l'altro, compresi Don’t Think Twice Its’ All Right dal primissimo album e il rock 'n' roll inconfondibile di Highway 61 Revisited.
La tappa londinese è la penultima delle dieci date nel Regno Unito per il 2017 e fa sempre parte dell’ormai storico Never Ending Tour dylaniano che, a prescindere dalla promozione di nuovi dischi, incorpora man mano i nuovi brani del suo vastissimo repertorio. In scaletta rimangono ancora diversi brani di Tempest del 2012, l’ultimo album di inediti prima dei tre dischi di tributo al grande canzoniere americano.
Tra i brani di quest'ultimo lavoro con pezzi nuovi spiccano soprattutto il lento crescendo di Pay In Blood, il rock blues di Early Roman Kings e Duquesne Whistle, con diversi fraseggi strumentali jazz.
Le canzoni si susseguono senza pause, Dylan non si rivolge mai al pubblico, proseguendo incessantemente con il concerto composto da ventuno brani compressi in meno di due ore. Versioni mozzafiato di Tangled Up In Blue e Desolation Row si alternano alle cover del repertorio classico americano, in cui Dylan sfoggia un registro più basso del solito, davvero vicino ai crooner, soprattutto in Melancholy Mood, Stormy Weather e Autumn Leaves.
Si alzerà dal pianoforte soltanto per i brani più swing (All or Nothing At All e That Old Black Magic), accompagnato magistralmente dalla band. I cinque elementi, Charlie Sexton e Stu Kimball alle chitarre, Donnie Herron al pedal steel, banjo e mandolino, Tony Garnier al basso e George Receli alla batteria, sono uno dei punti di forza dello show, adattandosi con classe a seconda delle esigenze dei brani, dal rock 'n' roll ai pezzi più jazzati.
 
Dopo una brevissima pausa prima dei bis, la conclusione del concerto avviene con una sorprendente (ma ormai solita) versione di Blowin' In The Wind e una Ballad of A Thin Man invece sostanzialmente fedele all’originale. È il finale di una serata che ha visto una band in ottima forma, ad accompagnare un Dylan che ha mostrato una ricchezza e una profondità vocale, sia nel suo repertorio che nei classici americani, forse senza precedenti.
 
Scaletta concerto:
Things Have Changed
Don't Think Twice, It's All Right
Highway 61 Revisited
Beyond Here Lies Nothin'
Why Try to Change Me Now
Pay in Blood
Melancholy Mood
Duquesne Whistle
Stormy Weather
Tangled Up in Blue
Early Roman Kings
Spirit on the Water
Love Sick
All or Nothing at All
Desolation Row
Soon After Midnight
That Old Black Magic
Long and Wasted Years
Autumn Leaves
 
Blowin' in the Wind
Ballad of a Thin Man