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Primal Scream

Chaosmosis
First International/Ignition
All'undicesimo album la band mostra il suo lato più pop e leggero, sempre tra blues rock ed elettronica
di Francesco Taranto
24 Marzo 2016
Un titolo preso dalla teoria di un filosofo francese, suoni più leggeri, melodie pop, elettronica e meno rock psichedelico. Questi gli ingredienti di Chaosmosis; all'undicesimo album, i Primal Scream suonano esattamente come ci si può aspettare. La band lascia parzialmente da parte i suoni stratificati e psichedelici del ritorno rock del precedente More Light (2013), dedicandosi al consueto mix di generi con una sensibilità pop e una leggerezza ritrovata. Chiaramente il classico suono in stile Primal Scream è presente in diverse tracce, a partire dall'apertura di Trippin' On Your Love che sembra essere uscita da Screamadelica e riporta appunto ai trip di brani come Loaded. Anche il groove à la Rolling Stones di Golden Rope sottolinea la consueta linea sottile di confine tra blues rock, ritornelli gospel e musica elettronica, da sempre il filo conduttore dei Primal Scream.
 
I suoni più heavy ed industrial di When The Blackout Meets The Fallout riconducono invece alle atmosfere di XTRMNTR (2000), ma si tratta di un esempio piuttosto raro all'interno dell’album, che per il resto prende pieghe decisamente più intimiste. Ad esempio nell'introspettiva elettronica di I Can Change, il pop 60's (ma aggiornato con suoni moderni) di Carnival of Fools e i suoni chill di (Feeling Like A) Demon Again. Sono diverse le collaborazioni, in particolare con le Haim, band di Los Angeles che aggiunge un tocco soft e R&B al ritornello di Trippin' On Your Love e all'energetica 100% Or Nothing. La canadese Rachel Zeffira rende ancora più toccante ed intima l'incursione acustica di Private Wars e Sky Ferreira è la protagonista del primo singolo estratto (Where The Light Gets In), il brano forse più vicino al pop mainstream contemporaneo.
 
Una delle perle dell'album è indubbiamente la chiusura di Autumn In Paradise, cinque minuti di cavalcata à la New Order con il testo più apertamente politico ("There's a factory that’s empty/No one works there anymore/Down a street are broken families/Dreams are in the trash"). Un album che, di fatto, conferma la straordinaria abilità dei Primal Scream nel mescolare influenze disparate (blues, rock, elettronica, psichedelia, musica acustica), in questo caso con toni più leggeri e melodici.