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Paolo Saporiti

Acini
GoodFellas
Il nuovo lavoro del cantautore ispirato al romanzo inedito del padre "Acini d'uva"
di Leonardo Follieri
28 Giugno 2018
“E’ un lavoro pieno di amore, declinato nelle sue varie forme. Stati universali che, mai come in questo momento, ritengo giusto e sensato scandagliare come autore di canzoni che vive in Italia, paese in costante e irrefrenabile declino”. Presenta così il suo settimo lavoro solista Paolo Saporiti. A tre anni di distanza da Bisognava dirlo a tuo padre che a fare un figlio con uno schizofrenico avremmo creato tutta questa sofferenza e dopo le due fatiche discografiche più sperimentali con il progetto Todo Modo messo in piedi insieme a Xabier Iriondo e Giorgio Prette, il cantautore milanese torna con Acini, un concept album ispirato a un romanzo inedito del padre che si intitola Acini d’uva.
 
Musicalmente si nota soprattutto la chitarra baritona acustica di Saporiti, spesso calata in più contesti differenti: non mancano infatti idee molto semplici e rock ad esempio in Profumo di te o altre in generale un po’ più articolate che si possono ascoltare in un pezzo come Le passeggiate notturne del re. C’è poi una cura percepibile nell’interpretazione e nell’intenzione del cantautore il quale pone realmente al centro del lavoro la sua voce, sempre calda e impeccabile, in favore di testi pacati e anche molto maturi. L’incalzare di Che cosa rimane di noi, la voglia di volare in America, la malinconia di Arrivederci Roma, la delicatezza di Anima semplice non sono meno interessanti di messaggi particolarmente sentiti che esplodono nel ritornello, ma che sono comunque tali già in partenza come in Cambieremo il mondo (sembro nato ieri ma non è difficile / capire che è più semplice / dettare soluzioni e fomentare ribellioni). La mia luna in chiusura è una riflessione che si fa via via sempre più diretta e romantica su tutta la bellezza e la voglia di convivere amorevolmente con ciò che effettivamente c’è e non con ciò che manca e si desidera ottenere. “Che cosa rimane oggi davanti ai nostri occhi, se non i nostri sentimenti più profondi, con cui fare i conti nel bene e nel male?” dichiara proprio a tal proposito e anche in merito all’album intero Paolo Saporiti. Le difficoltà in altre parole nella vita di tutti i giorni ci sono e sono molteplici, a giudicare da ogni singola canzone e dalle varie emozioni narrate al loro interno, ma ci sono altrettanti lati positivi che prescindono dalla semplice sopravvivenza.
 
Il cantautore ha affidato tutta la produzione del lavoro a Christian Alati, già con lui nel primo album Don Quibol nel 2006. Altri tempi non solo perché le canzoni erano in inglese. Qui il compito affidatogli da Paolo Saporiti è stato “accompagnare una decina di canzoni nella loro presa di contatto col mondo”. E la missione è compiuta perché l’attenzione rimane viva sin dal primo ascolto per un messaggio non sempre unico, ma ogni volta profondo ed efficace.