Tu sei qui

Neil Young

Peace Trail
Reprise
Dieci brani inediti ancora incentrati su tematiche ambientaliste per il loner canadese
di Leonardo Follieri
30 Dicembre 2016
Continuare a scrivere canzoni a 71 anni suonati... come Neil Young.
Il loner canadese giunge con Peace Trail al suo trentottesimo album, il secondo quindi nello stesso anno, in quanto arriva dopo il live Earth, pubblicato nel giugno scorso. A differenza di altri artisti più o meno coetanei, Neil Young dimostra di voler continuare a scrivere, perché è sempre tempo di veicolare messaggi di un certo spessore. Qui in particolare predominano ancora una volta le tematiche ambientaliste, proprio come succede in maniera più frequente negli ultimi tempi, a partire da The Monsanto Years dell’anno scorso.
 
Peace Trail si pone in parallelo o comunque in modo differente rispetto agli ultimi live con i Promise of the Real, poiché in tale lavoro l’artista è accompagnato soltanto da Jim Keltner alla batteria e Paul Bushnell al basso per dar vita ad un album musicalmente molto essenziale.
Interessante l’apertura con la title-track dove il cantautore dice in maniera semplice ma efficace: «Credo che prenderò il Sentiero della Pace / Credo che prenderò il Sentiero della Pace oggi / Perché qualcosa di nuovo sta nascendo».
Da segnalare tra le dieci tracce inedite anche Indian Givers, canzone di protesta contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access Pipeline che a settembre aveva anticipato la pubblicazione di Peace Trail, e il blues cupo e affascinante di Show Me.
Il finale, invece, è imprevedibile ed è affidato a My New Robot: un brano all’inizio “normale” prima dell’intrusione del vocoder (usato comunque in maniera diversa rispetto al periodo di Trans) e in cui si parla di un nuovo robot ordinato su Amazon.com in compagnia di Alexa, l’assistente virtuale della celebre azienda di e-commerce; il problema del suddetto robot è che però, una volta giunto a destinazione, è impossibile da far funzionare...
 
Non un capitolo fondamentale da aggiungere alla propria ricchissima e già importante discografia, ma senz’altro un album da ascoltare, oltre che un modo per dimostrare che si può davvero continuare a scrivere canzoni a 71 anni suonati... come Neil Young.