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Massimo Priviero

All'Italia
Moletto/MPC
Un concept album di denuncia completamente acustico per il cantautore, proprio come facevano i suoi miti musicali all'inizio della loro carriera americana
di Roberto Caselli
16 Ottobre 2017
Presentato da un fortunatissimo concerto all’Alcatraz di Milano, il nuovo album di Massimo Priviero, All’Italia è un viaggio attraverso le mille migrazioni che ha dovuto affrontare tanta povera gente dall’inizio del secolo scorso a oggi. Non è solo un ritratto storico reso attraverso piccole grandi storie, ma anche un’evidente denuncia all’opulenza delle società progredite che lasciano sempre alle spalle dei loro profitti miseria e disoccupazione.
 
Dodici tracce più una bonus track per raccontare di ieri e di oggi, di viaggi in piroscafo con la valigia di cartone e in aereo con un computer portatile, ma tutti destinati ad abbandonare il proprio Paese per cercar un lavoro che non precluda il futuro. Canzoni acustiche per fare trapelare sottovoce il dolore, storie tristi in cui la voglia di farcela è velata solo dalla nostalgia per il posto che si lascia. Dunque, non racconti di perdenti, ma di riscatto che commuovono e fanno pensare.
 
Priviero mirava da tanto a un disco completamente acustico e l’ha realizzato nel migliore dei modi, con una sorta di concept album di denuncia, proprio come facevano i suoi miti musicali all’inizio della loro carriera americana. A dargli una mano, il solito gruppo di fidi come Alex Cambise alla chitarra, mandolino e ukulele, Riccardo Maccabruni alla fisarmonica e organo, Fabrizio Carletto al basso e Oscar Palma alla batteria, a cui si aggiungono altri ospiti che danno il loro contributo nelle varie tracce. Priviero, dal canto suo, oltre alla chitarra ci mette la voce, una voce schietta e potente che fa la differenza. Davvero belle tutte le canzoni, ma se si vuole per forza farne emergere qualcuna in modo particolare allora bisogna ascoltare con attenzione Villa ReginaFriuli ‘76 e Bataclan.