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Lucinda Williams

The Ghosts Of Highway 20
Highway 20 Records
Momento di grande creatività per Lucinda Williams che torna con un nuovo doppio cd dove emerge ancora una volta la sua capacità espressiva e la sua forza evocatrice
di Roberto Caselli
05 Aprile 2016
A un anno e mezzo dallo splendido Down Where The Spirit Meet The Bone che sancì anche l'esordio della propria etichetta, la Highway 20 Records, Lucinda Williams, a dimostrazione del momento di grande creatività, si rifà viva con un nuovo doppio cd che ancora una volta ci stupisce per la capacità espressiva e la forza evocatrice con cui vengono eseguite le varie canzoni. The Ghosts Of Highway 20 è un titolo che già da solo echeggia altri lavori storici del passato che uniscono con un sottile filo rosso personaggi come Woody Guthrie e Bruce Springsteen e, anche se i temi di questo lavoro sono più squisitamente esistenziali, la Williams sembra proprio volersi muovere tra l'opera di questi due cardini della musica americana intrecciando in sé tutta la tradizione musicale di quel mondo. I testi sono concepiti sotto forma di ballata e ci raccontano di mille tristezze e malinconie che si sono snodate negli anni proprio attraverso quel tratto di strada che unisce la nativa Louisiana col Texas, stato in cui la Williams si è ben presto trasferita eleggendolo a sua dimora. La scomparsa del padre Miller Williams, poeta e intellettuale, avvenuta nello scorso gennaio ha senz'altro influenzato il mood di questo lavoro tanto che tutte le canzoni sembrano in qualche avere come filo conduttore la lotta che la vita ci impone di sostenere per salvaguardarci dalle brutture che la natura e lo stesso uomo contribuiscono a creare. Ciò è evidente fin dal pezzo d'inizio, Dust, in cui la depressione sembra essere il male da combattere, e da altri come Bitter Memory in cui si narra della necessità di reagire nei confronti del passato e dei suoi tristi ricordi, I Know All About It, storia di un tradimento, e Doors Of Heaven, in cui bisogna vedersela con le limitazioni dell'uomo di fronte alla natura e ai temi esistenziali.
Ciò nonostante la fede è grande e i due ultimi brani (If There's A Heaven e Faith & Grace) chiudono con un'invocazione al Signore per un mondo più giusto e pacifico.
Tra i vari pezzi scritti di suo pugno, Lucinda Williams decide di incidere anche House Of Earth, un adattamento musicale dell'originale scritto da Woody Guthrie, una sorta di curioso dialogo tra una prostituta e un suo cliente.
In tutti i brani è fondamentale l'apporto chitarristico di due giganti come Greg Leisz e Bill Frisell che catturano a pieno lo spirito "roots" che voleva proprio essere il vero contesto in cui inserire queste ballate.
 
Gran bel disco.