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Lost Horizons

Ojalà
Bella Union, 2017
Simon Raymonde ritorna sulle scene dopo vent'anni con un nuovo progetto
di Luigi Maffei
24 Novembre 2017

Negli anni ’80 c’era un gruppo britannico che ha dato un marchio raffinato alla modaiola corrente new wave: i Cocteau Twins. Il trio originario di Grangemouth, Scozia, era capitanato dal bassista, tastierista e mente musicale del progetto, Simon Raymonde. Con l’apporto di Robin Guthrie alla chitarra e l’affascinante voce di Elizabeth Fraser, il gruppo aveva incantato gli addetti ai lavori e la stampa specializzata (soprattutto quella inglese) che aveva gridato al miracolo, eleggendo i Cocteau Twins come uno dei più originali gruppi britannici della decade. Terminata quest’esperienza nel 1997, Raymonde ha fondato l’etichetta Bella Union e collaborato con diversi artisti nelle vesti di produttore.
 
Una premessa necessaria per descrivere il percorso musicale di Raymonde che, come un personaggio di Dumas, ritorna sulla scena vent’anni dopo per presentare il suo nuovo progetto, Lost Horizons. Ad accompagnare Raymonde in questa nuova avventura c’è Richie Thomas, già batterista dei Jesus and Mary Chain. C’è stata molta attesa per questa nuova creatura, ma ne è valsa la pena. Ojalà è un disco ben curato e raffinato, un lungo viaggio musicale (ben settanta minuti) di grande impatto emotivo che si snoda attraverso quindici brani.
Diverse le voci che accompagnano e arricchiscono il discorso musicale di Raymonde e Thomas. Si resta stupiti dalla potenza vocale di Beth Cannon nell’iniziale Bones, una cantante di cui sentiremo parlare in futuro, e ci si lascia guidare dalla voce brillante di Karen Peris (direttamente dagli Innocence Mission) nel singolo apripista The Places We’ve Been.
Phil McDonnell fa rivivere per alcuni minuti il Duca Bianco in The Tide, mentre in Reckless spicca il rap di Ghostpoet su un tappeto energico di piano e batteria. L’apice del disco, però, lo tocca Life Inside a Paradox: un’architettura musicale complessa dall’anima pop, con la voce di Cameron Neal degli Horse Thief in grande spolvero.
 
In un mondo perfetto sarebbe ai primi posti dell’Hit Parade. Un disco da assaporare in tranquillità, seduti sul divano magari con un ottimo paio di cuffie, così da godere a pieno di ogni suono. Un quadretto ideale che, in tempi di streaming e cuffiette da smartphone, sembra preistoria. Ma con Lost Horizons, forse, può ritornare attuale.