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Jim James

Regions Of Light And Sound Of God
V2
Il cantante dei My Morning Jacket “esordisce” con un concept dai temi spirituali e dai tratti sonori retro-futuristi
Di Claudio Todesco
05 Febbraio 2013

Un romanzo senza parole. Xilografie in bianco e nero che raccontano la storia faustiana di un eroe tragico che lotta con la propria coscienza. Ascesa, caduta, riscatto e resa dei conti di un artista che ha venduto l’anima: questo è Gods’ Man di Lynd Ward, il romanzo illustrato del 1929 che ha ispirato il primo album sulla lunga distanza di Jim James Regions Of Light And Sound Of God. Non è come ve lo aspettate. Qui non c’è il cantautore dei Monsters Of Folk. Sparito è il rocker elettrico di Okonokos. Non c’è nemmeno il fan di Prince di certi pezzi dei My Morning Jacket. Né si vede l’interprete dimesso, che allora si “nascondeva” dietro al nomignolo Yim Yames, che rendeva omaggio a George Harrison nell’ep Tribute To. Qui c’è un musicista che inventa un mondo sonoro. Se vi spogliate da ogni aspettativa, potreste scoprire un piccolo, grande disco.

Regions Of Light And Sound Of God è un lavoro solista nel vero senso della parola: è quasi tutto scritto, suonato, prodotto e registrato dal solo James. Il musicista fa a meno della chitarra elettrica, o meglio non la usa come strumento chiave e quando la imbraccia ne altera il suono fino a renderla quasi irriconoscibile. Preferisce costruire il disco usando lo studio di registrazione come un pittore usa i colori, mischiando, stratificando, sperimentando, uscendone con un lavoro che ha l’aura raggelante dell’elettronica, il calore confortante del soul, l’impianto narrativo del folk. Si delinea quasi un percorso musicale che dalle reminiscenze disco-soul dei primi brani – qualcosa che sta dalle parti di What’s Going On come potrebbe reinventarlo un ragazzo del Kentucky che nel 1971 era un bimbetto – agli echi spirituali del finale. Il suono è spesso scarno, pieno di vuoti che permettono di risplendere al colore caratteristico della voce di James.

È un disco di panorami sonori dipinti da loop di basso, vocalizzi carezzevoli, pennellate di archi. Di riverberi incantati e trasparenze sonore eteree. È anche un disco di canzoni: James, qui, ne azzecca parecchie delle sue fino a somigliare anche vocalmente al John Lennon intimista e “cosmico”. Nonostante la veste inconsueta e i piccoli capricci sonori, l’album non si distacca mai da un’incantata semplicità. Scritto in un periodo nero per il cantante, caduto dal palco a Iowa City nel 2008, Regions Of Light And Sound Of God è un’esplorazione dei temi dell’amore, del peccato e della redenzione, un viaggio fra luce e tenebre, alla ricerca di un Bene più alto.