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Jake Bugg

Shangri La
Virgin
Ha 19 anni, è inglese, interpreta cantautorato e rock americano con la freschezza dell'outsider. Qui, complice il produttore Rick Rubin, c'è la conferma del suo talento
Di Leonardo Follieri
12 Dicembre 2013

Dopo il successo dell’esordio omonimo che ha debuttato al primo posto della classifica inglese e si è aggiudicato il disco di platino per le 300 mila copie vendute, il singer-songwriter classe 1994 torna con Shangri La. Il titolo è mutuato dagli studi di registrazione di Malibu presso cui ha inciso i dodici inediti. In estate l’artista di Nottingham ha raggiunto negli Stati Uniti il proprietario degli studi, Rick Rubin, già produttore di Red Hot Chili Peppers, Johnny Cash, degli ultimi Black Sabbath e ora di Jake Bugg.

L’inizio è dirompente. Nei primi due brani There’s A Beast And We All Feed It e Slumville Sunrise si sovrappongono rock’n’roll classico e alternative folk, punzecchiati qua e là dal rockabilly. Anche la terza traccia What Doesn’t Kill You è intrisa di energia. L’intenzione appare più elettrica rispetto all’album precedente se si tiene conto anche di Kingpin, ma il discorso non rimane necessariamente identico con ballad come Me And You, A Song About Love e All Your Reasons o con l’intenzione a tratti pop di Messed Up Kids.

La tematica amorosa con il triste epilogo di una relazione giunta al capolinea permea il testo di Kitchen Table, mentre la vena cantautorale spicca maggiormente in Pine Trees e nella conclusiva Storm Passes Away. Prima di quest’ultima traccia c’è Simple Pleasures, brano che si differenzia dagli altri: nei suoi cinque minuti raccoglie più atmosfere e funge da riassunto del disco e, perché no, da ideale nuovo punto di partenza per un Jake Bugg che mette dunque nuovamente in mostra il suo talento precoce e le potenzialità espresse nel disco d’esordio. Shangri La: una giusta conferma, in attesa di sviluppi.