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Father John Misty

God's Favorite Customer
Sub Pop/Bella Union
Il quarto album del cantautore americano, scritto in un periodo di crisi, è conciso, personale ed intimo
di Francesco Taranto
02 Luglio 2018
Dopo aver lasciato i Fleet Foxes nel 2012, Joshua Tillman è ritornato alla carriera solista, non più con il nome J. Tillman con cui realizzò otto album fino al 2010, ma introducendo l’alter ego Father John Misty. Con questa denominazione è arrivato al quarto album, God’s Favorite Customer, uscito a breve distanza da Pure Comedy, tra i migliori album dello scorso anno.
La ragione di un così breve lasso di tempo va ricercata, forse, negli avvenimenti personali di Tillman. In una recente intervista ha dichiarato di aver scritto le nuove canzoni durante un periodo intenso di sei settimane in cui ha vissuto al Lafayette House Hotel di New York. Una sorta di esilio auto-imposto, “collezionando disavventure” come ha dichiarato lui stesso, in cui le parole sono sgorgate da sole quando ne ha sentito il bisogno.
 
Questi elementi rendono God’s Favorite Customer un album molto più intimo e personale rispetto al precedente, che si concentrava piuttosto su un’ironica visione del mondo moderno dominato dall’intrattenimento ad ogni costo. Merito anche del cambio di produttore, che qui è il polistrumentista Jonathan Rado dei Foxygen, data l’impossibilità di reclutare Jonathan Wilson che era in tour con Roger Waters. Musicalmente il disco presenta più varietà stilistica rispetto a Pure Comedy, complice la durata decisamente più breve, come testimoniano la partenza con un classico pop alla Elton John dei primi anni ’70 (Hangout At The Gallows), la filastrocca autoironica di Mr. Tillman, la splendida ballata Just Dumb Enough To Try con inserti psichedelici e il rock à la Pavement di Date Night.
Please Don’t Die è una ballata più tradizionale, dominata dal pianoforte e da un arrangiamento lussuoso, in cui il protagonista esplora le incomprensioni che portano alla fine di una relazione. Questo è uno dei temi portanti di tutto il disco, frutto probabilmente di un periodo di crisi con la moglie, la fotografa Emma Elizabeth Tillman, a cui era dedicato I Love You Honeybear del 2015. Sempre di recente Tillman ha definito il nuovo disco, infatti, un “vero Honeybear, senza il cinismo”. La struggente The Palace prosegue sui toni di una storia d’amore in crisi, ad esempio quando canta “la sera scorsa ho scritto al tuo iPhone/dicendo sono pronto per tornare a casa/ci sono dentro fino al collo”.
 
Le magnifiche atmosfere in stile Elton John ritornano in Disappointing Diamonds Are The Rarest Of Them All, che con la sua melodia impeccabile e gli intrecci di pianoforte e chitarre potrebbe essere uscita da Goodbye Yellow Brick Road. Più beatlesiana invece God’s Favorite Customer, impreziosita dalla voce di Natalie Mering e dal mellotron, che cede il posto alla intima The Songwriter. Qui Tillman ironicamente chiede all’amata “come sarebbe se fossi tu la songwriter?/mi spoglieresti ripetutamente in pubblico per mostrare quanto puoi essere nobile?”.
Chiude il disco We’re Only People, con uno stile ed una melodia che riporta al primo brano dell’album, quasi come in un’opera ciclica. Giunti alla fine, sembra che Father John Misty abbia imparato molto su se stesso, al punto da essere pronto a ricominciare tutto da capo. Sicuramente ha dimostrato nuovamente un enorme talento e ci lascia con la curiosità su quale sarà la prossima mossa.