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Bob Dylan

Triplicate
Columbia
Primo triplo album in carriera per Dylan che sceglie brani di grande respiro, già entrati nel repertorio di Sinatra e che costituiscono ancora una volta un omaggio a The Voice
di Roberto Caselli
03 Aprile 2017
Triplicate è il primo disco triplo della carriera di Dylan, un altro lavoro di canzoni non sue che va ad aggiungersi ai precedenti Shadows In The Night (2015) e Fallen Angel (2016) con cui aveva già iniziato a esplorare il Great American Songbook, ovvero il sacro canone delle canzoni e degli standard jazz più influenti scritte tra gli Anni '20 e '50. Dylan a maggio compirà 76 anni e nel suo lungo percorso artistico ci ha abituati a cambi repentini di repertori, tutti in qualche modo giustificati dalla sua personale maturazione di uomo e artista. Ha saputo dire la sua sostanzialmente in tutti i generi musicali che l'America ha creato o che in qualche modo ha fatto suoi: ora è il momento della rivalutazione dei successi intramontabili di quella canzone classica a cui per primo, in gioventù, aveva dato battaglia. È un repertorio infinito quello che s'impone in quel trentennio con orchestrazioni raffinate e proposizioni altrettanto di buon gusto, la cui summa non è riuscita totalmente neanche al grande Sinatra, che pur ha interpretato molti di quei successi. Dylan finora ha scavato attraverso 52 canzoni di quel periodo ed è evidente quanto sia intrigato a inserire una sua idea negli arrangiamenti di pezzi come Stormy WeatherAs Time Goes By o Stardust perché, da artista onnivoro quale è, ambisce a non tralasciare nulla di ciò che ha amato nella sua vita da musicista e basta sfogliare la sua autobiografia per scoprire che non è mai stato indifferente a queste canzoni dall'impianto così perfetto. L'inserimento della pedal steel in queste trenta canzoni è la vera innovazione dylaniana del repertorio classico: un inserimento garbato che non stravolge niente della struttura originale, che continua ad essere il vero filo conduttore del lavoro, ma che scuote l'immobilità dell'icona con un tocco di apprezzata freschezza. Sostituire un'orchestra con una band, mantenendo inalterata la filosofia della canzone non è cosa da tutti e Dylan ci riesce benissimo adeguando ad hoc anche la voce: un'impensabile voce da crooner che non avremmo mai creduto fosse possibile mettere a punto dopo quello che avevamo ascoltato in gioventù.
 
Triplicate significa "triplice copia" e questo già la dice lunga sulla struttura dei tre dischi che lo compongono. Nonostante abbiano, infatti, ciascuno un loro titolo e siano caratterizzati da testi mirati per filoni, l'impianto che li caratterizza rimane pressoché lo stesso: si parte con brani molto melodici e si inseriscono via via componenti ritmiche sempre più vivaci di stampo swing che ne danno la cifra.
Il primo cd, 'Til The Sun Goes Down, il cui titolo non può fare a meno di indurci a pensare a qualcosa di autobiografico, comprende classici come  Once Upon A TimeStormy WeatherThe September Of My Dreams, vecchie storie di passioni e malinconie che l'uomo adulto si ritrova ad analizzare pur sapendo di ricavarne solo destabilizzazione emotiva, mentre il secondo Devil Dolls che presenta tracce come As Time Goes ByP.S. I Love You The Best Is Yet To Come, ha come tema centrale argomenti che trattano dell'abbandono e della disillusione; il terzo, Comin' Home Late, giusto per coprire tutto l'arco delle passioni, è infine il disco dei grandi amori che si sono poi spenti senza un vero perché, in cui dominano pezzi come StardustThese Foolish Things e Somewhere Along The Way.
 
Ancora una volta Dylan sceglie brani di grande respiro che sono già entrati a far parte del repertorio di Sinatra e finiscono col costituire ancora una volta un omaggio a The Voice.
Il disco prodotto da Jack Frost è stato registrato live negli studi della Capitol a Hollywood.