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The Black Angels

Death Song
Partisan Records
Perfetto equilibro tra hard rock, psichedelia e melodie funeree nel quinto album della band texana
di Francesco Taranto
03 Maggio 2017
I texani Black Angels hanno aspettato il quinto album prima di rendere ancora più esplicito il loro tributo ai Velvet Underground, intitolando il disco Death Song (dal brano del 1967 The Black Angel’s Death Song contenuto nel famoso album Velvet Underground & Nico).
 
La band è attiva ormai dal 2004 e nel nuovo disco, a quattro anni di distanza dal precedente, calibra alla perfezione la giusta dose di psichedelia, hard rock e intelligenza pop.
Dominato da synth lugubri e oscuri, riff di chitarra granitici e linee di basso potenti, ogni momento di distorsione viene equilibrato da aperture melodiche e occasionali sortite alla chitarra acustica.
È anche il disco più politico dei Black Angels fino ad ora, registrato nel bel mezzo delle ultime elezioni americane e potrà restare come testimone della musica nella prima era-Trump: così ad esempio la magnifica Currency, che apre il disco su un riff di chitarra e basso all’unisono, critica il sistema monetario americano.
Il mix di folk e hard rock di Comanche Moon affronta invece la controversia della Dakota Access Pipeline dal punto di vista dei nativi americani e il rock ‘n’ roll di I’d Kill For Her è solo apparentemente una canzone d’amore, esplorando piuttosto la decisione di un uomo di amare il proprio Paese meno ciecamente.
Musicalmente ogni brano esplora un lato diverso dei Black Angels, dai momenti più lenti e dominati dalle tastiere (Half Believing) ai riff zeppeliniani (Hunt Me Down), dalla psichedelia con echi dei 13th Floor Elevators (Grab As Much As You Can) ad atmosfere quasi shoegaze (Estimate).
Le atmosfere funeree e dark del disco scorrono senza alcun riempitivo. Anzi. L’album riserva forse i brani migliori sul finale, quando sia Medicine che Death March alternano strofe più calme a ritornelli distorti e dai ritmi trascinanti, sempre con una magistrale mescolanza di riff di chitarra e basso. Infine la conclusiva Life Song si staglia, già dal titolo, come uno dei pochi momenti più solari e melodici, seppur sempre all’interno di un arrangiamento di tastiere e chitarre gothic rock.
 
Death Song è quindi un disco perfettamente moderno sulla paura, la violenza, l’amore per il proprio Paese e ciò che siamo pronti a rischiare per proteggerlo, che amplia e rinnova le proprie radici nella musica psichedelica anni sessanta.