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Tamino in concerto il 15 novembre all'Ohibò di Milano - La nostra intervista

Unica data in Italia per il musicista ventunenne dalle origini miste e multiculturali che nell'occasione ci ha raccontato anche il suo primo album "Amir"
di Francesco Taranto
12 Novembre 2018
Abbiamo intervistato Tamino, musicista ventunenne in parte belga, in parte egiziano e in parte libanese, che ha da poco pubblicato il disco d’esordio Amir. L’album, uscito il 19 ottobre su Communion Records, è stato prodotto da PJ Maertens e Jo Francken, registrato tra il Belgio e l’Olanda.
 
Tamino ha scritto e dato vita ad un album sorprendente, viscerale, capace di incantare l'ascoltatore e tenerlo incollato alla sedia fino alla fine delle tracce. Il disco contiene alcuni brani tratti dall'EP Habibi tra cui Indigo Night, che vede la partecipazione di Colin Greenwood dei Radiohead. Tamino stesso suona nella maggior parte dei brani, ma si è avvalso anche del collettivo di musicisti arabi con base a Bruxelles, Nagham Zikrayat, molti dei quali hanno lo status di rifugiati, in quanto provenienti dall'Iraq e dalla Siria.
 
Fino a dicembre Tamino sarà in giro per l'Europa e farà tappa a Milano per l'unico appuntamento italiano all'Arci Ohibò il 15 novembre.
 
Partendo dalle tue origini sei legato a Belgio, Egitto e Libano, ma cosa c’è di ciascun Paese nella tua musica?
Non saprei dire esattamente cosa ho preso da ogni cultura. Posso solo immaginarlo, dato che il mio stile di scrittura è qualcosa che non so spiegare. Non aspetto che l’ispirazione mi colpisca, al contrario inizio a lavorare e alcune cose succedono, perché non si possono spiegare, sono come dei doni. Naturalmente una volta che hai iniziato a scrivere, la canzone si forma in maniera più conscia. Dalla cultura belga ho probabilmente adottato un certo senso del surrealismo, mentre da quella araba un senso per la tristezza e la tragedia.
 
È vero che tua madre ti ha chiamato Tamino in onore di Mozart?
Non proprio. È una fan dell’opera, ma scelse il nome perché le piaceva e pensava potesse riflettere la mia personalità. Era solo una sensazione. Chiaramente ama "Il flauto magico" di Mozart ma il mio nome non deriva da questo.
 
Ho letto anche che hai iniziato a scrivere musica grazie alla collezione di dischi di tua madre, da Tom Waits a Serge Gainsbourg?
Non ho iniziato a scrivere seguendo la musica di qualcuno. Ho iniziato solo perché sentivo di dovere. Ho sempre sentito il bisogno di essere creativo. È vero comunque che grazie a mia madre ho scoperto grandissima musica, che spazia dalla classica alla musica araba, fino al pop e al jazz.
 
Il tuo album di debutto Amir è diviso tra brani romantici e altri più apatici. Si tratta di un disco su queste due visioni del mondo?
È un disco che parla di equilibrio. Il conflitto tra la mente e il cuore che è presente all’interno di ognuno di noi. Quando sei un teenager devi scegliere tra essere nichilista o cercare di dare un senso alla vita. Essere romantici è una scelta, un modo che fornisce più profondità e significato agli eventi che ci accadono. L’apatia è qualcosa che, se non si è attenti, ci può assorbire. Perciò si tratta di equilibrio.
 
I fan del tuo primo ep Habibi cosa possono aspettarsi dall’album?
L’ep era una sorta di introduzione, mentre l’album è più una carta d’identità. È un lavoro completo che riassume chi sono stato come artista fino ad ora.
 
Hai collaborato con Colin Greenwood dei Radiohead nella traccia Indigo Night. Com’è nata questa collaborazione?
Abbiamo amici in comune e sono venuti tutti a un mio concerto ad Anversa. Abbiamo chiacchierato dopo il live e mi è sembrato molto entusiasta della musica, in particolare gli piaceva Indigo Night. Così me ne sono ricordato qualche settimana dopo e gli ho chiesto se voleva suonare il basso nella traccia, tutto qua! È stata una grande esperienza e sono veramente felice.
 
Cosa ci puoi raccontare invece della collaborazione con l’orchestra Nagham Zikrayat?
Sono una piccola orchestra araba di Bruxelles e organizzano serate dove suonano repertorio arabo. Volevano che cantassi alcune canzoni di mio nonno, che è un musicista arabo piuttosto noto, ma ho declinato l’offerta perché non me la sentivo. Al contrario gli ho proposto di suonare nel mio album e, fortunatamente, hanno risposto di sì. Sono dei musicisti straordinari e il loro contributo è stato molto importante per il suono del disco.
 
Suonerai a Milano il 15 novembre, quali sono le tue sensazioni? Com’è solitamente la reazione del pubblico italiano alla tua musica?
In questa occasione non porterò con me la band, perché sarà uno show da solista che funge da presentazione. Quando i concerti inizieranno ad essere più grandi in Italia verrò senz’altro con il gruppo. Sento una grande connessione con l’Italia e gli italiani, siete molto passionali e penso che questo sia fondamentale per apprezzare e sentire la mia musica. Mostrate le vostre emozioni mentre ascoltate le mie canzoni, il che è una cosa che apprezzo molto. Amo il calore e l’amore delle persone italiane, e anche il cibo e il vino. Quindi spero di tornare spesso in Italia in futuro!