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Le Mutazioni degli Ondanueve String Quartet

Intervista al quartetto d’archi che parla del suo nuovo album e del suo approccio alla musica mai ancorato soltanto agli studi classici e sempre in evoluzione
di Leonardo Follieri
09 Marzo 2020
Un quartetto d’archi che ha già altri album all’attivo e che ha eseguito diverse colonne sonore, come quelle per film di Sorrentino (L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore), Ozpetek (Magnifica presenza, Napoli velata) e di molti altri. Si chiamano Ondanueve String Quartet e il loro nuovo album si intitola Mutazioni (RadiciMusic). Paolo Sasso e Andrea Esposito ai violini, Luigi Tufano alla viola e Marco Pescosolido al violoncello questa volta sono aiutati da Riccardo Schmitt alle percussioni ad esplorare nuove sonorità che, come sempre accade nel loro sound, esulano dai rigidi canoni della musica classica, per abbracciare idealmente world music, jazz e non solo.
 
Come mai avete deciso di intitolare il vostro nuovo lavoro Mutazioni?
Questo lavoro nasce con l’intento di evidenziare una nostra visione musicale sviluppata nel tempo. Come ogni cosa, anche la musica muta, si evolve, si fonde creando nuovi generi e così anche il modo in cui utilizziamo i nostri strumenti classici del quartetto d’archi in maniera diciamo molto meno “classica”. Abbiamo fuso quindi molti generi musicali apparentemente lontani tra loro ma con così tanti elementi in comune da generare nuove sonorità e creando quindi, a modo nostro, delle mutazioni.
 
Un album in cui sono presenti anche le percussioni di Riccardo Schmitt. È stato un apporto determinante alla vostra musica (anche live)?
Le percussioni ci rendono più completi perché ci permettono di esprimere le nostre idee musicali. Per molto tempo abbiamo cercato un percussionista in grado di entrare nelle nostre sonorità senza essere invadente e Riccardo Schmitt si è rivelata la scelta giusta, perché con lui abbiamo trovato un equilibrio perfetto.
 
In futuro vi piacerebbe sperimentare aggiungendo altri strumenti al vostro sound?
Normalmente collaboriamo anche con altri cantanti/strumentisti che rendono sempre un po’ diverso il nostro sound. È una cosa stimolante che facciamo con piacere.
 
Tutti siete diplomati al Conservatorio, ma come siete riusciti a far confluire i vostri studi classici nella musica che proponete insieme come Ondanueve String Quartet? E come riuscite invece a trasferire il vostro approccio quando insegnate musica?
C’è da dire prima di tutto che la musica è una. Gli studi classici si addicono di più ad una conoscenza tecnica ed espressiva musicale oltre che alla padronanza dello strumento. Quello che abbiamo pensato è di non limitare i nostri strumenti ad un solo genere musicale ma valorizzarli anche in altri, senza rinunciare all’aspetto classico. Nell’insegnamento un approccio meno classico e più “nelle corde” dei giovani spesso stimola la passione musicale e la ritmica, spianando meglio la strada alla ricezione poi di una didattica più impegnativa come quella classica.
 
Avete eseguito tante colonne sonore. Vi è stato proposto anche di scriverne qualcuna?
Ci è capitato di scrivere qualcosa per spettacoli teatrali o cortometraggi, ma normalmente ci dedichiamo molto ai nostri progetti live.
 
Ultima domanda: prossimi progetti o, se preferite, sono in atto altre Mutazioni?
È in cantiere un progetto più elettronico che speriamo di portare a termine nei prossimi mesi.