Stones, Hyde Park al cinema

I concerti londinesi dell'estate 2013 arrivano su dvd e, per un solo giorno, sul grande schermo
Di Jacopo Meille
13 Novembre 2013

Luglio 2013, i Rolling Stones tornano sul luogo del delitto per due acclamati concerti. È un gran modo per festeggiare i cinquant'anni di carriera. Ieri è uscito il dvd col meglio di quei due show, Sweet Summer Sun. E il 5 dicembre il film della performance arriverà al cinema per un solo giorno (qui verrà pubblicato l'elenco dei cinema in cui sarà proiettato il film). Noi c'eravamo, a Hyde Park. Ecco il report di Jacopo Meille, pubblicato su JAM 205 all'interno di un pezzo dedicato all'evento londinese.

Londra, Hyde Park, 6 luglio 2013. Quarantaquattro anni e un giorno dal 5 luglio 1969. Stesso luogo, stessa band sul palco: i Rolling Stones. Ci sono tutte le condizioni per parlare di déjà vu, ma sarebbe riduttivo. Hyde Park oggi è popolato da almeno quattro generazioni provenienti da ogni parte del mondo, venute qui a divertirsi nel nome della musica che Mick e Keith hanno composto in cinquant’anni di carriera.

È una moltitudine educata e disciplinata quella che cammina lentamente sotto gli alberi secolari da Hyde Park Corner a Marble Arch dove è situato l’ingresso principale del British Summer Time. Ci sono ex hippie, rocker indefessi, insospettabili bancari, giovani venuti per i Vaccines, la band che apre per gli Stones, tutti con una maglietta dei Rolling proveniente da chissà quale tour e rimasta chiusa in un cassetto per anni. Ad accoglierli una giostra, un Helter Skelter, un totem moderno, unico testimone della band “rivale” che, al contrario degli Stones, non esiste più, almeno fisicamente. Perché è questa la differenza tra gli Stones e i gruppi loro coetanei: Mick, Keith, Ronnie e Charlie “esistono” e anche se irraggiungibili e intoccabili, sono fatti di carne ed ossa; una carne che è invecchiata, ma non si è piegata al tempo.

Gli Stones sul palco non combattono con il passato, almeno non oggi, nel 2013. Ci scherzano chiedendo se tra il pubblico c’è qualcuno che era presente nel 1969, lo omaggiano con i video dei grandi bluesman e idoli degli anni ’50 durante l’esecuzione di All Down The Line sperando che un giorno, magari quando sono ancora in vita, qualche altro gruppo faccia lo stesso con loro. Nel 1969 i Rolling Stones cercavano goffamente di voltare pagina, e l’intera giornata diventò, e sono parole di Richards, «una sorta ritrovo religioso di massa sulle rive del Gange», con tanto di rito funebre pagano con il lancio nell’etere di farfalle. Le farfalle ci sono anche oggi sulla giacca di paillette di Mick e stampate sulle magliette vendute a vere e proprie orde di fan agli stand del merchandise posti ai quattro angoli del festival. Nel 2013 i Rolling Stones sono profani, non aspirano più al sublime, in questo sta la loro forza: possono così sorridere tra un brano e l’altro e perfino sbagliare l’inizio del concerto; è così che dimostrano di esistere, che fondono il passato, a volte ingombrante, con il presente fatto di rughe, di mani anchilosate, capelli corvini all’inverosimile, denti di un bianco scintillante e di una incredibile energia.

Se non fosse per qualche inevitabile rimando al passato, il concerto del 2103 degli Stones a Hyde Park poteva essere il loro primo in questo luogo e forse il loro più importante. Se in quello del 1969 infatti le emozioni maggiori si vivevano sul palco, tra i singoli componenti della band che tentavano di ritrovare un’armonia, un senso per ciò che era accaduto e per il futuro, quello del 2013 è una celebrazione che coinvolge pubblico e band. Sono le canzoni a raccontare la storia, le storie delle 65 mila persone e dei musicisti sul palco: non importa da che album o in quale anno siano state pubblicate Beast Of Burden o Doom And Gloom, il 6 luglio 2013 tutti si sono riconosciuti in quelle note nel preciso momento in cui sono state suonate. Il rock è tornato a essere leggero e a fare da colonna sonora al presente, come nessuna altra musica. «It’s only rock’n’roll, but I like it», canta Jagger, e mai come a Hyde Park, questa frase è stata più sincera: i volti delle persone, ognuna con la sua storia, sono qui oggi a dimostrarlo.