Noi E Loro: Roger Waters porta la sua visione del mondo a Venezia

Roger Waters alla Mostra del Cinema di Venezia con il film girato durante il tour mondiale di "Us + Them"
di Chiara Manente
09 Settembre 2019
Una donna di schiena siede su una duna in mezzo al deserto. Non troppo lontano, una nube nel cielo minaccia un temporale decisamente poco convenzionale. I tuoni e rombi sono sostituiti dal rumore di bombe, mitraglie, spari e urla terrorizzate; le nuvole cambiano colore passano dal grigio fumoso, al nero fino a tingersi di rosso sangue. È la guerra.
Una guerra che incombe sulla landa desolata e dà inizio al film concerto Roger Waters: Us + Them in anteprima mondiale alla 76^ Mostra Del Cinema di Venezia.
L’ex voce e basso dei Pink Floyd lavora per questo progetto insieme al regista Sean Evans, già suo collaboratore per The Dark Side of the Moon Live e The Wall Live tra il 2006 e il 2008.
Il film è stato girato durante quattro date del tour mondiale Us + Them alla Ziggo Dome di Amsterdam e racconta la storia di una mamma e della sua bambina alla ricerca di un luogo sicuro e di un futuro di speranza. È un viaggio audiovisivo ricco di sensazioni che non smentisce la capacità dei concerti di Waters di stupire e incantare con i suoi effetti speciali.
 
È così che in Sala Darsena, al Palazzo del Cinema del Lido, l’impressione di ritrovarsi al concerto vero e proprio si fa quasi reale grazie ad un sistema audio che coinvolge la sala a 360° e ad un pubblico che applaude dopo ogni esibizione del musicista sul grande schermo. Molti sono anche gli applausi spontanei nei momenti di più alta denuncia sociale. Come ad esempio il coro di bambini e ragazzi con indosso tute da carcerati che durante Another Brick In The Wall incita alla resistenza, ma “alla resistenza di cosa?” si proietta la domanda sullo schermo.
Waters risponde molto semplicemente: il problema sono i governanti, “maiali” che si arricchiscono a spese nostre generando un divario quasi inimmaginabile tra miseria e agi.
Le tematiche del film sono numerose, ma certo è che la questione rifugiati ed immigrati viene trattata in modo principale con immagini di forte impatto. “Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare e di sentire la questione, dobbiamo smettere di credere che sia normale se le persone muoiono perché ci è stato insegnato che certi paesi sono sempre in guerra tra loro” affermerà poco dopo lo stesso Waters durante la conversazione con Liv Tørres, direttrice del Nobel Peace Centre di Oslo.
Ma non solo. Confini reali o mentali, ingiustizia, razzismo, omofobia, tutti questi argomenti trovano spazio e voce nell’evento-concerto dal titolo allusivo, Noi + Loro.
È chiaro che la musica non fosse l’unico focus che il bassista aveva in mente.
Il concerto si conclude sulle note di Novo Lugar, mentre una piramide di luce bianca attraversata da fasci di luce colorata si viene a creare sopra le teste del pubblico di Amsterdam.
A Venezia, invece, gli spettatori si alzano in piedi per un lunghissimo applauso che dura per l’intero scorrimento dei titoli di coda.
 
Al termine viene allestito in velocità un tavolino con due sedie di fronte allo schermo per l’intervista tra l’ex Pink Floyd e Liv Tørres.
Waters spiega inizialmente come durante il tour sia venuta l’idea di realizzare un film che potesse raggiungere più persone possibili per riuscire ad infondere il suo messaggio di pace e uguaglianza anche attraverso il cinema.
Il musicista abbozza un timido “aspetto” in italiano alla fine di ogni risposta per dare tempo alla giovane interprete di tradurre le sue parole per il pubblico presente.
Liv Tørres lo interroga sul motivo dietro ad un film così politico nonostante, dice, “quando hai iniziato con i Pink Floyd eravate solo quattro giovani che volevano fare musica e andare a letto con le ragazze”.
“No, nulla è cambiato”, risponde velocemente Waters. “Mi sono sempre occupato di politica, i Pink Floyd, come qualsiasi altro mio lavoro, sono sempre stati progetti politici”.
“Quando parli di Diritti Umani alla fine del film, hai espressamente mosso il tuo sostegno per i palestinesi, vuoi dirci qual è il tuo rapporto nella questione e perché sei stato accusato di antisemitismo?” continua Tørres.
“Ho citato nello specifico la Palestina perché sono stato coinvolto nella loro causa e lotta per quasi 13 anni e sarebbe stato per me un tradimento non menzionarli così apertamente e sottolineare come abbiano bisogno di un equo trattamento dei diritti civili e umani, cosa che per il momento non hanno.”
L’artista prosegue affermando che tutto questo sarebbe possibile se solo credessimo davvero nella carta dei Diritti Umani firmata a Parigi nel 1948.
Per quanto riguarda le accuse, invece, Waters spiega che sono state la risposta alla semplice domanda che lui ha posto al governo israeliano sul perché loro stessi non rispettino i diritti dei palestinesi.
Glissa poi su una domanda specifica in merito alla questione in Siria e rispetto alla sua opinione a riguardo. “Non penso sia il luogo adatto per discuterne, specialmente per un argomento così delicato dove la verità è difficile da cogliere”.
Ne approfitta invece per sottolineare come i media ci vendano sempre la loro versione della realtà e quindi di non credere a tutto ciò che leggiamo o vediamo.
Durante l’intervista spiega che per raggiungere i suoi obiettivi di equità non arriverà mai a presenziare alla Casa Bianca anche se gli venisse offerta come possibilità per discutere i suoi credo. “Non mi abbasserei mai a parlare con dei neofascisti”.
Dedica poi parole di ringraziamento alla Guardia Costiera italiana per l’incredibile coraggio che dimostra ogni giorno nel salvare i migranti da morte certa.
L’ultima domanda dell’intervista riguarda invece la musica. Liv Tørres spiega di aver ricevuto una mail in cui si raccontava di un fanclub di Roger di non più di 100 persone che vivono in un’area rurale in Norvegia. “Qual è dunque il segreto che porta la tua musica ad avere un tale impatto?”
“La musica c’entra ben poco in questo caso. Sono le persone che attraverso la musica capiscono quanto a me interessi di loro. Il segreto sta quindi dietro le emozioni che si è o meno in grado di suscitare attraverso l’arte”.
Forse non sempre descritto come un personaggio semplice e affabile, Roger Waters lascia un’impronta diversa di sé alla Mostra Del Cinema. Dal red carpet dove non era tenuto a passare, non essendo il suo film proiettato in Sala Grande, ma che decide di calcare lo stesso pur di incontrare i suoi fan e fare autografi, all’umanità dimostrata durante il dialogo con il pubblico. Porta idee che non dovrebbero essere percepite come rivoluzionarie, ma come dati di fatto e invece diventano ispirazioni a resistere ad una società che, come spiega il film, ci rende costantemente schiavi del sistema senza che ce ne rendiamo conto.