Cowboys And Indians

La strana storia di Hard Rock Cafe che da quasi dieci anni è di proprietà della tribù indiana dei Seminole della Florida
di Ezio Guaitamacchi
03 Agosto 2015
Chissà se quei due ragazzi americani, che a Londra nel 1971 hanno aperto il primo Hard Rock Cafe, avrebbero mai immaginato che la loro idea di unire musica e cultura rock alla tipica cucina americana sarebbe diventato un caso storico, un business di straordinario successo. Certamente, Isaac Tigrett e Peter Morton (quei due giovani yankee) rimasero quanto meno stupiti quando, pochi anni dopo, il loro amico Eric Clapton (uno dei più assidui frequentatori del locale di Old Park Lane) regalò loro una delle sue Stratocaster, chiedendo di appenderla al muro. E furono ancor più sorpresi quando, di lì a poco, Pete Townshend fece lo stesso pretendendo che, a fianco della sua Fender, venisse appeso uno scritto autografo che sentenziava: “la mia è bella almeno tanto quella di Clapton”.
 
Da quel momento, tanti altri musicisti hanno cominciato a donare strumenti, capi d’abbigliamento, foto, manoscritti o oggetti di ogni tipo trasformando così Hard Rock Cafe nel più grande museo rock del mondo con un numero infinito di memorabilia che arredano i quasi 200 locali (più i vari hotel & casino) sparsi ovunque per non parlare di ciò che è conservato nei giganteschi magazzini di Orlando, Florida: si parla di quasi 80mila pezzi, la più grande collezione del pianeta.
Dopo essersi separati, Tigrett ha dato vita con Dan Aykroyd alla House Of Blues mentre Morton, nel 2006, ha deciso di cedere la sua creatura. Ma non a una multinazionale del food: bensì a una tribù di Nativi d’America…Già, dal 2007, il marchio Hard Rock Cafe è di proprietà dei Seminole della Florida, una piccola comunità della tribù residente in Oklahoma che, dopo aver resistito all’esercito americano, si è stabilita nelle paludi del Parco di Everglades.
 
E qui, nel 1981 sotto la guida del Capo Jim Billie, è stata avviata un’operazione di formidabile successo finanziario: le prime sale di Bingo gestite dagli indiani. Le entrate sono subito stratosferiche.
“Poi, qualche anno fa, mentre ero in volo mi è capitato di parlare con il mio vicino di posto. Mi ha detto che si chiamava Peter e che era proprietario di Hard Rock Cafe”, ricorda Chief Billie, dal 2011 di nuovo al comando dei Seminole. “Da ragazzo suonavo la chitarra e amavo il rock. Mi è sempre piaciuto il concept Hard Rock Cafe e così gli ho spiegato che noi avevamo le sale Bingo e che, chissà, forse un giorno avremmo potuto fare affari insieme”. Quel giorno è arrivato nel 2007: per una cifra vicina al miliardo di dollari Chief Billie e i Seminole hanno acquistato Hard Rock Cafe.
“Guardate il marchio”, dice Chief Billie alla stampa e ai ragazzi dello staff di HRC di Venezia, “è bello, appassionante, sexy”.
“Sono stato due anni in Vietnam e, quando stavo al fronte, ascoltavo la musica di Jimi Hendrix, Little Richard e di altri grandi rocker. Oggi mi trovo a godere delle loro memorabilia: 77mila pezzi, la collezione più invidiata del mondo”.
 
“Se sei un appassionato, cosa puoi volere di più?”, dice ammirato con alle spalle una chitarra firmata dai Rolling Stones.
“Hard Rock è un sogno, un’idea meravigliosa che noi Seminole continueremo a coltivare. Così come coviamo la speranza di aprire un grande museo a Hollywood, Florida, il nostro quartier generale: il più grande, il più bello, il più completo museo rock del mondo”.