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Iggy Pop vs David Bowie

“China Girl”: il successo è un pezzo di chewing gum appiccicato a un’opera d’arte...
Di Roberto Vivaldelli
29 Ottobre 2013

È l’estate del 1976 e siamo nello studio di registrazione di Château d'Hérouville, nella Francia settentrionale. David Bowie ha appena concluso il tour del controverso Station To Station (RCA, 1976) e si è rifugiato in questa tranquilla località insieme all’amico Iggy Pop. È un luogo che il Duca Bianco conosce bene: qui era venuto a registrare l’album Pin Ups (RCA, 1973), lontano dalle luci della ribalta e poco dopo aver ucciso il suo alter-ego Ziggy Stardust. Qui i due comporranno e produrranno gran parte del materiale che poi farà parte del disco solista di Pop, The Idiot (RCA, 1977), ispirato all’omonimo romanzo di Dostoevskij. Si dice che in questi stessi studi Iggy Pop abbia confessato al cantante/attore Jacques Higelin – impegnato anch’egli in sala di registrazione – di essersi innamorato della sua partner Kuelan Nguyen, affascinante attrice dai tratti orientali.

Questa sarebbe – anche se l’autore non ha mai confermato ufficialmente – l’ispirazione principale per il singolo China Girl (che in origine si chiamava Borderline), in cui lo stesso Bowie è accreditato come co-autore e produttore. Partendo dalla presunta storia d’amore non corrisposto, Iggy Pop finisce per ringhiare nervosamente contro l’imperialismo culturale occidentale – «Mia piccola ragazza cinese / Non dovresti avere a che fare con me / Rovinerò tutto ciò che sei / Ti darò la televisione / Ti darò uomini che vogliono governare il mondo» – e a stuzzicare l’ascoltare con allucinate visioni neonaziste – «Cammino barcollando per la città come una mucca sacra / Visioni di svastiche nella mia testa / Ho progetti per ognuno di voi» – come fa notare Nicholas Pegg nel monumentale libro Bowie (Arcana, 2012). In questa versione dura e grezza, è lo stesso Bowie a fornire una performance chitarrista energica e potente.

Sei anni più tardi il Duca Bianco è in sala d’incisione con il chitarrista degli Chic Nile Rodgers (già con Duran Duran e Diana Ross) per le registrazioni di Let’s Dance (EMI, 1983), dove China Girl viene riveduta e arrangiata per essere, stavolta, un singolo di grande impatto. Su una struttura non molto dissimile da quella creata per la versione presente su The Idiot, vengono aggiunti un coretto e un riff di chitarra orecchiabile ed esotico, sostenuto da un beat più incalzante e “danzereccio”, . È proprio Nile Rodgers che prepara questo nuovo arrangiamento: «È stato il momento di maggiore tensione della mia carriera… Avevo l’impressione di appiccicare un pezzo di chewing gum a un’opera d’arte di grande valore. Ero terrorizzato e temevo di essere licenziato, ma non accade. Al contrario, Bowie disse che era meraviglioso». L’aspetto macabro e spettrale dell’originale (più adatto alle discoteche berlinesi) viene messo da parte e China Girl diventa un gioiello pop di enorme successo, raggiungendo la seconda posizione della classifica britannica (al primo posto c’era Every Breath You Take dei Police).

Questa enorme fama è frutto anche di un videoclip promozionale girato in Australia dal regista David Mallet, che si porta a casa un MTV Award. A tal proposito, Bowie ha dichiarato: «Si tratta di una vignetta raffigurante la mia perenne infatuazione per tutto ciò che è asiatico». Il video «ricalca fedelmente le tematiche della canzone, giocando sui contrasti culturali messi in primo piano nel testo», scrive Pegg. Ciò che colpisce più il pubblico, tuttavia, è la sequenza finale dove Bowie e la modella/attrice Geeling Ng ricreano la scena interpretata da Burt Lancaster e Deborah Kerr in Da qui all’eternità. In questo caso, però, i due sono completamente nudi, il che suscita un certo scalpore. China Girl è la dimostrazione di come si possa stravolgere una canzone con dei semplici (ma efficaci) arrangiamenti. Basta chiamarsi David Bowie e avere dalla propria parte un produttore geniale come Nile Rodgers. Semplice no?