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R.E.M.

R.E.M.
Unplugged: The Complete 1991 and 2001 Sessions
Rhino
Una versione speciale dei due set acustici pubblicata in occasione del Record Store Day, con performance inedite e meravigliose riletture di brani storici
Di Roberto Vivaldelli
29 Maggio 2014
Registrare un MTV Unplugged negli anni ‘90, per una grande band, era una tappa obbligatoria. L’acclamato programma, nato nel 1989 (e tuttora attivo) prende ispirazione da alcune sequenze dell’Elvis Presley’s 1968 Comeback Special, pietra miliare degli spettacoli televisivi a carattere musicale. Ad onor di cronaca, va detto che i primi ad esibirsi in versione acustica su MTV furono i Jethro Tull nel 1987, seguiti poco tempo dopo da Jon Bon Jovi e Richie Sambora nell’89, durante gli MTV Award di quell’anno.  Fu dopo quell’evento che i produttori Robert Small, Jim Burns e Jules Shear idearono i primi 13 episodi della fortunata serie. 
 
Il primo tra le grandi star a “staccare la spina” dagli amplificatori fu tuttavia Paul McCartney nel 1991 con Unplugged (The Official Bootleg), seguito da Eric Clapton l’anno successivo - che ebbe un successo incredibile – fino ai Nirvana con il celeberrimo MTV Unplugged in New York del 1994. Ma la lista degli artisti che vi partecipò è davvero sterminata: Bob Dylan, Duran Duran, Alice In Chains, Alanis Morrissette, Bruce Springsteen e…R.E.M., l’unica band a registrare due volte – a dieci anni di distanza, nel 1991 e nel 2001 – un MTV Unplugged. E’ uscito pochi giorni fa, in occasione del Record Store Day, Unplugged: The Complete 1991 and 2001 Sessions, seguito da altre due raccolte di materiale inedito, sia risalente al primo periodo sotto l’etichetta indipendente I.R.S che quello successivo sotto la Warner Bros.  
 
Unplugged: The Complete 1991 and 2001 Sessions, uscito sia in digitale che in box-set di 4 vinili e normale doppio CD, ritrae quindi la band di Athens in due momenti distinti della carriera. Sono 33 tracce totali, di cui molte inedite, divise nei due rispettivi spettacoli. Nel 1991 i R.E.M. erano una delle band più famose della terra: Micheal Stipe e soci – in formazione c’era all’epoca il batterista Bill Berry – erano infatti reduci dal successo del loro settimo album, Out Of Time (Warner Bros, 1991). Da cult band del college rock americano degli anni ’80 attirarono l’attenzione delle grandi masse con Shiny Happy People e, soprattutto, con l’immortale Losing My Religion, forse il loro brano più famoso in assoluto, nella Top 10 delle classifiche di tutto il mondo. 
 
Se album fondamentali come Murmur, Life’s Rich Pageant o Fables of Reconstruction rappresentavano i R.E.M. del primo periodo, passionali, poetici e travolgenti, da qui in poi – e in parte già da Green (1988)– la band diede atto alla sua svolta stilistica, senza stravolgere la formula originale, verso un pop-rock raffinato ed elegante, fatto di malinconiche ballate intense ed eleganti. La session del 1991, registrata presso i mitici Chelsea Studios di New York, mostra i R.E.M. in pieno stato di grazia, perfettamente a suo agio nel rileggere i classici del repertorio. Lo dimostrano le meravigliose versioni di Fall On Me, It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine), Pop Song 89, rilette sotto una nuova veste sonora, in cui spicca la sciamanica voce di Stipe e gli arrangiamenti di Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry (a cui va aggiunta la chitarra di Peter Holsapple dei dB’s), con tanto di congas, mandolini e cori, come solo loro sapevano fare. In questa prima parte c’è anche spazio per una cover, Love Is All Around dei The Troggs, grande successo datato 1967, che sotto queste inedite spoglie sonora richiama più che altro Beach Boys e Byrds, da sempre grande fonte d’ispirazione per la formazione statunitense. 
 
Non meno brillante e degna di menzione la performance del 2001, con una formazione diversa – manca Berry che lasciò la band nel 1997 – e con una scaletta che, per ovvie ragioni temporali, sposta il baricentro verso la seconda parte di carriera. I R.E.M. all’epoca avevano appena pubblicato Reveal (Warner Bros), qui largamente rappresentato, a partire dalla rilettura mozzafiato del classico Imitation of Life, senza dimenticare tuttavia brani di notevole impatto emotivo come All The Way to Reno (You’re Gonna Be a Star), I’ll Take The Rain o come I’ve Been High.
In scaletta, oltre all’obbligata “ripetizione” di Losing My Religion, anche meravigliose interpretazioni di The One I Love (Document, 1987), Daysleeper (Up,  1998) ed Electrolite (New Adventures in HI-FI, 1997). Pur mancando un pizzico di magia della session di dieci anni prima, anche in questo caso la band dà prova straordinaria di tutto il suo talento, con interpretazioni di rara classe e caratura. Unplugged: The Complete 1991 and 2001 Sessions si conferma quindi testimonianza imprescindibile sia per i fan che per tutto il mondo degli appassionati della buona musica e del rock, oggi più che mai bisognoso di riscoprire una band come i R.E.M., che ha lasciato un vuoto incolmabile da quando ha deciso di abbandonare le scene, nel 2011. Vuoto che, grazie a operazioni intelligenti come questa, lontane anni luce da semplici “speculazioni”, appare meno insostenibile. 
 
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